Autore: Coll2019
Perché una Nuova Procedura di Neuro-Training®
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“Che cos’è il Neuro-Training?”
“Il Neuro-Training è Evoluzione e Sviluppo”
Andrew D. Verity
1954-2022
Perché una nuova procedura di Neuro-Training®
Dal Solution Oriented Neuro-Training alla NeuroEvoluzione
Negli ultimi anni il mondo è cambiato, e anche il Neuro-Training® si evolve.
Il cambiamento che stiamo introducendo riguarda la procedura di recupero che utilizziamo nelle sessioni professionali, ed è il frutto di vent’anni di ricerca, esperienza e confronto internazionale.
Oggi nasce una nuova procedura: la NeuroEvoluzione, destinata ad aggiornare il SONT (Solution Oriented Neuro-Training).
🔍 Cos’è la procedura SONT?
La procedura SONT è stata finora la struttura operativa standard sviluppata:
.nei cinque corsi fondamentali di Neuro-Training:
.ciascuno della durata di quattro giorni,
.che conducevano alla qualifica base di Neuro-Trainer.
Questi cinque corsi fondamentali erano:
.L’Arte del Neuro-Training Orientato alla Soluzione
.Principi di Recupero
.Blueprint 1
.Intelligenza Innata
.Integration.
Insieme delineavano una procedura nata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, in un mondo dove il concetto stesso di “adattamento” aveva una portata diversa.
Il suo creatore, Andrew D. Verity, l’ha costruita con la consapevolezza della fisiologia neurologica del tempo, e con una straordinaria capacità di sintesi tra logica funzionale al recupero, neuroscienze emergenti e intelligenza adattiva.
La procedura SONT consta, o constava, di nove fasi progressive e lineari, in cui:
.si individua il tema prioritario,
.si attiva il cambiamento utile e
.si stabilizzano i risultati.
Gli studenti più avanzati (Professional, Advanced, Master) utilizzano inoltre la Procedura Avanzata prevista dal corso Clinical Applications, in cui la procedura di recupero — fino ad oggi il SONT — viene integrata in un lavoro più complesso e mirato.
⚠️ Perché serve un cambiamento?
Dopo il Covid, e con l’avvento dell’intelligenza artificiale come nuovo contesto relazionale e cognitivo, è emerso con sempre maggiore chiarezza un bisogno di adattamento sistemico.
I contesti cambiano, le sfide si moltiplicano, e il modo di intendere il supporto alla crescita personale deve evolversi.
La procedura SONT, nella sua forma lineare, è figlia di un modello cognitivo “da cervello sinistro”, sequenziale, ordinato.
Ma la realtà di oggi — e l’intelligenza adattiva del sistema nervoso — richiedono un approccio più dinamico, flessibile, risonante.
🔄 L’intuizione italiana: la procedura “circolare”
Dal 2006, in Italia, è stata introdotta — grazie all’intuizione del kinesiologo Francesco Torrente — una modalità circolare di utilizzo della procedura SONT.
Non più lineare, ma fluida.
Una sequenza non obbligata, ma a disposizione del sistema nervoso, che può accedere a ogni fase nel momento in cui è più funzionale farlo.
Questa modalità, verificata da migliaia di sessioni svolte negli ultimi due decenni, ha permesso di:
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aumentare l’efficacia e la velocità del recupero
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ridurre l’interferenza operatoriale nella sessione
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lasciare più libertà alla risposta neurologica del cliente
Andrew stesso, poco prima della sua scomparsa avvenuta nel 2022, ha accolto questo modello nel corso chiamato Protect Professional Workshop, introducendo il concetto per cui il processo della sessione può evolversi in maniera circolare e ordinata, ricominciando in qualunque momento da qualunque punto.
🧠 Il nuovo paradigma: NeuroEvoluzione
Oggi, questa evoluzione diventa sistema.
La NeuroEvoluzione è la nuova procedura di recupero che nasce:
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dai 20 anni di pratica della procedura circolare in Italia
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dal confronto diretto con Andrew Verity, fino ai suoi ultimi giorni
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dalla necessità di allineare la disciplina al mondo e al contesto attuale
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dal confronto con l’applicazione pratica delle neuroscienze, in particolare con riferimento alla Teoria della Selezione dei Gruppi Neurali di Gerald Edelman
Il nome non è casuale. NeuroEvoluzione significa:
un recupero che non solo risolve, ma potenzia;
non solo rimuove ostacoli, ma espande le capacità adattive e la resilienza del cliente.
💻 Un sistema pronto per il presente (e per il futuro)
Il Neuro-Training College Italia ha ottimizzato questa nuova procedura anche per il lavoro online, rendendola oggi:
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più flessibile
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più potente
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più adatta ai tempi e agli strumenti attuali
Oggi è possibile formarsi online attraverso la nuova piattaforma Neuro-Training Academy, e svolgere le sessioni da remoto, mantenendo la stessa efficacia che prima richiedeva la presenza fisica.
Per chi vuole applicare il Neuro-Training, questa è una grande opportunità: formarsi in modo completo, e iniziare a operare subito, ovunque ci si trovi, sia per se stessi che per gli altri.
📣 Un momento di svolta
Introdurre una nuova procedura non è un passaggio formale.
È un atto di responsabilità e visione.
Significa riconoscere il valore di ciò che è stato costruito — e avere il coraggio di portarlo oltre.
Il Neuro-Training College Italia, in anni di dialogo diretto con Andrew Verity, e dopo la sua scomparsa, ha scelto di evolvere l’opera, declinandone i valori nel contesto attuale.
Di continuare a formare, praticare e innovare. E da oggi, questa è la direzione che anche ogni persona interessata alla crescita personale può percorrere.
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📌 Per una prima sessione introduttiva, visita www.neuro-training.it e compila il form per richiedere la tua consulenza gratuita
A tre anni dalla scomparsa di Andrew D. Verity la sua eredità cresce e si evolve
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Tre anni fa, il 9 Febbraio 2022, Andrew D. Verity ci lasciava, e lasciava sulle spalle di chi lo ha seguito, il compito affascinante di proseguire il suo percorso di ricerca e di crescita.
Ho avuto la fortuna di poter restare in contatto con lui fino agli ultimi giorni di quel Gennaio, fino a quando cioè non abbiamo avuto la sicurezza che tutto ciò che aveva deciso di trasmettermi fosse arrivato a destinazione.
Quello che ho compreso dalla conoscenza e dal rapporto che ho avuto con lui, è che le dinamiche e le ragioni per cui Andrew è mancato, hanno avuto origine nella sua stessa struttura, nelle modalità che ha sempre utilizzato, e nel fatto che fosse fortemente connesso e integrato (e questo può apparire difficile da capire da chi non lo conoscesse a fondo) con quella realtà che in quei mesi, dominati dal Covid, stava radicalmente cambiando, e, venuto tra l’altro meno il riferimento rappresentato da suo padre, a sua volta mancato due anni e mezzo prima, lui abbia semplicemente lasciato andare ciò che lo teneva attaccato a questa realtà.
Dalla sua scomparsa, tutta una serie di dinamiche si sono accelerate, fuori e dentro il Neuro-Training, portando a una evoluzione e a una crescita, di cui in realtà lui aveva da tempo posto le basi.
Infatti già prima del 2006 Andrew inseriva nei suoi manuali il tema della Congruenza e Integrazione tra Intelligenza Naturale ed Artificiale.
All’epoca non avevamo la più pallida idea di a che cosa si riferisse, ma evidentemente lui aveva già allora in qualche modo intuito ed elaborato ciò che stava per accadere.
L’ultima parte della sua attività in aula è stata connotata da un nuovo filone di ricerca, che ha avuto come oggetto la struttura e il funzionamento dal punto di vista neurologico dell’essere umano, da un punto di vista differente da quello contenuto in quella serie Blueprint che aveva dato inizio a tutta la sua opera.
Il suo nuovo percorso è partito dallo studio dell’influenza Ormonale e in particolare da quella delle Surrenali, e passando attraverso il tema dei Contesti, ha definito e analizzato il ruolo dei Livelli Nascosti del Cervello (una definizione che Andrew ha mutuato per analogia dai Livelli Nascosti delle Reti Neurali che sono alla base dell’Intelligenza Artificiale), come snodo fondamentale della relazione tra percezione e comportamento umani.
Già nel 2020 come Neuro-Training College Italia, avevamo iniziato a elaborare con lui una svolta totale nel nostro modo di lavorare, passando dall’operatività totalmente in presenza, sia per i corsi che per le sessioni con i clienti, a quella online.
E’ stata una rivoluzione che ha dato risultati eccellenti ed è diventata uno standard che ha alzato di molto la qualità del nostro lavoro e della nostra consapevolezza, attraverso modalità che peraltro Andrew utilizzava già da anni, specie con i suoi clienti business.
In questi giorni, in tempo per onorare questo terzo anniversario, abbiamo messo in linea il nuovo sito che presenta l’attività di consulenza del Neuro-Training in Italia.
Esso contiene per il momento i miei riferimenti professionali, per poter poi dare man mano spazio e visibilità ai Neuro-Trainer che mantengono e manterranno livelli qualitativi e conoscenze adeguate ai nuovi standard, fino all’acquisizione della qualifica di Neuro-Training Master.
Ci resta quindi ora da completare e definire l’ultimo tassello di quelle possibilità che avevamo progettato con Andrew, cioè la nuova piattaforma di e-learning, che conterrà il percorso di crescita personale in Neuro-Training, che sarà fruibile come strumento per la comprensione e sviluppo delle qualità personali di ognuno, e come base per chi vuole studiare e approfondire l’uso di questa disciplina, sia che sia voglia acquisire una prospettiva professionale che non.
Naturalmente rimane parte fondamentale della nostra crescita ed evoluzione anche questo sito, che permette anche di frequentare online i Corsi di Riattivazione Genetica creati da Andrew ricevendo la qualifica corrispondente.
La nostra gratitudine per Andrew è alla base del piacere e dell’orgoglio che abbiamo nel continuare ed evolvere la sua opera.
E penso che se oggi ci guardasse, risponderebbe come sempre con grande affetto, con quel suo “Keep up the good work“, che continua ad ispirarmi e a sostenermi.
So long, Master.
Come l’eredità di Andrew D. Verity apre a tutti una nuova prospettiva di crescita
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Oggi, 27 Maggio 2024, Andrew D. Verity, il padre del Neuro-Training, avrebbe compiuto 70 anni.
Andrew è stato un grandissimo innovatore nel campo delle discipline bionaturali, grazie alla sua enorme capacità di pensiero laterale, alla sua elaborata struttura mentale, e all’intenso allenamento del sistema nervoso che ha praticato su se stesso, e che lo ha portato a creare il Neuro-Training e più di cento diversi corsi al suo interno.
Il lavoro che come Neuro-Training College Italia abbiamo iniziato dopo la sua scomparsa, due anni fa, ci ha portato a sviluppare le sue intuizioni sull’evoluzione di questa disciplina come applicazione pratica delle neuroscienze, introducendo il tema del confronto tra Intelligenza Naturale e Intelligenza Artificiale e sviluppando il nuovo concetto di NeuroEvoluzione.
Oggi questo lavoro di sviluppo è pronto a essere erogato a tutti nella nuova piattaforma di e-learning che stiamo predisponendo, ed è stato presentato nella due giorni di formazione per imprenditori che abbiamo realizzato con la Scuola d’Impresa di Lettera i quest’anno a Bologna.
Se vuoi ricevere informazioni in anteprima sull’accesso ai corsi nella piattaforma di e-learning e sulle sessioni individuali per la crescita e il miglioramento personale, anche attraverso le nuove procedure di NeuroEvoluzione, iscriviti alla newsletter compilando il form in fondo a questa pagina.
Corso gratuito di NeuroEvoluzione per la Crescita Personale a Bologna
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Innovazione nella Crescita Personale: Scopri come Arricchire la tua Esperienza con la NeuroEvoluzione
Il Neuro-Training College Italia è lieto di annunciare un’opportunità formativa imperdibile per tutti coloro che sono interessati e praticano la Crescita Personale, tra cui anche Naturopati, Coach, e Professionisti del Benessere.
Vi invitiamo al nostro esclusivo corso gratuito, Domenica 17 Marzo 2024, dalle 9.30 alle 18.30, presso la Scuola d’Impresa di Lettera i, in Via Galliera 15, Bologna, dedicato all’introduzione della NeuroEvoluzione.
La NeuroEvoluzione ha un impatto rivoluzionario sulla crescita personale, e realizza l’intuizione di Andrew D. Verity che definiva il Neuro-Training come “un’applicazione pratica delle neuroscienze“.
Questa giornata di formazione rappresenta un’occasione unica per esplorare come la NeuroEvoluzione può integrarsi e integrare le tecniche che già conoscete, offrendovi strumenti avanzati e conoscenze per ampliare le vostre competenze e migliorare l’efficacia dei trattamenti offerti ai vostri clienti.
Arricchisci la Tua Pratica: Imparerete come il nuovo standard della NeuroEvoluzione può migliorare significativamente la vostra attività, consentendovi anche di lavorare a distanza con i clienti in modo efficace. Questo approccio innovativo non solo espande la vostra portata a un pubblico più ampio, ma vi offre pure la flessibilità di assistere i vostri clienti anche senza la necessità di incontri in presenza.
Utilizza la Risposta Muscolare Come Strumento Decisionale: Uno dei pilastri della NeuroEvoluzione è l’uso della risposta muscolare come mezzo per determinare la migliore tecnica o strumento da utilizzare in una data situazione o contesto. Questa giornata di formazione vi guiderà attraverso il processo di apprendimento su come applicare efficacemente la verifica della risposta muscolare, migliorando così la personalizzazione e l’efficacia delle vostre scelte.
La partecipazione a questo evento è completamente gratuita e aperta a tutti coloro che desiderano esplorare la nuova frontiera delle applicazioni pratiche delle Neuroscienze. Vi forniremo tutte le conoscenze e le competenze necessarie per iniziare a integrare la NeuroEvoluzione nella vostra esperienza, arricchendo così gli strumenti a vostra disposizione per meglio comprendere e gestire le vostre situazioni personali e professionali.
Per assicurarti un posto a questo evento formativo senza precedenti, ti invitiamo a iscriverti inviando un messaggio WhatsApp al numero 333 4142598, specificando come oggetto “Partecipazione corso“. I posti sono limitati, quindi non perdere questa opportunità unica di portare la tua esperienza e conoscenza a un nuovo livello.
Questo corso rappresenta più di una semplice formazione; è un invito a far parte di una comunità all’avanguardia di professionisti che stanno ridefinendo il futuro della Crescita Personale attraverso la applicazione pratica delle neuroscienze.

Corso gratuito di Neuro-Training a Bologna, in memoria di Andrew D. Verity
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Il Neuro-Training College Italia onora la memoria di Andrew D. Verity, il fondatore del Neuro-Training, organizzando un corso gratuito Domenica 17 Marzo 2024, dalle 9.30 alle 18.30, presso la sede della Scuola d’Impresa di Lettera i, in Via Galliera 15 a Bologna.
Nella giornata formativa condivideremo gli ultimi sviluppi del Neuro-Training come applicazione pratica delle neuroscienze, ed effettueremo una pratica sulla verifica della risposta muscolare.
Per la partecipazione alla giornata non sono previsti prerequisiti.
Per iscrizioni ed informazioni, inviate un messaggio Whatsapp al numero 333 4142598 con oggetto “Partecipazione corso”.

A due anni dalla scomparsa di Andrew D. Verity, Fondatore del Neuro-Training
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Oggi, 9 Febbraio 2024, ricorre il secondo anniversario della scomparsa di Andrew D. Verity, creatore del Neuro-Training, mio amico e maestro.
L’anno scorso celebravo questa ricorrenza a Melbourne, la sua città natale, immerso in quello che era stato il suo mondo, seguendo la scia delle sue tracce, parlando con le persone con cui aveva passato gran parte della sua vita, dipanando la sua arte, e le mille sfaccettature che un uomo così complesso aveva.
E sempre l’anno scorso, ricordando Andrew, scrivevo:
“Intendiamoci, il Neuro-Training è tutt’altro che semplice: ha a che fare con la complessità dell’uomo e la dipana in modo elegante e profondo, spesso mettendone in luce contraddizioni e dicotomie.
E sono necessari coraggio, grande pulizia e stima di sé per poterlo fare al meglio.”
In questo secondo anno dalla scomparsa di Andrew, queste qualità ci sono state ancora più necessarie nel continuare il suo lavoro attraverso il percorso del Neuro-Training College Italia.
Una volta definita la tutela della sua proprietà intellettuale, abbiamo applicato e sviluppato nella pratica formativa e professionale l’intuizione di Andrew, che già da tempo definiva il Neuro-Training come “una applicazione pratica delle neuroscienze“.
Mettendo quindi in evidenza la differenza tra le neuroscienze e le loro applicazioni pratiche, abbiamo approfondito il rapporto, e la crescente ed evidente interdipendenza, tra l’Intelligenza Naturale e l’Intelligenza Artificiale. Sulla base di questo, abbiamo creato un percorso formativo annuale, iniziato tre mesi fa, che oggi costituisce la base della crescita personale e professionale dei Neuro-Trainer italiani.
Prendendo atto della crescente rilevanza, in particolare nelle sessioni online con i clienti, del tema rappresentato dalle frequenze, abbiamo iniziato ad approfondire l’argomento con chi, in Italia e in UK, lavora specificamente su questo argomento, iniziando anche uno scambio di idee e valutazioni con alcuni medici omeopati, consapevoli in questo di confrontarci con essi partendo da modelli, quello terapeutico e quello di consulenza, differenti, se non opposti.
Continuando l’esperienza di studio ed approfondimento della comunicazione in campo manageriale, abbiamo iniziato una importante, ed eccezionalmente rilevante, collaborazione con la Scuola d’Impresa di Lettera i, all’interno della quale il 16 Febbraio e il 15 Marzo prossimi, realizzeremo insieme alla collega Alessia Tanzi il corso “NeuroEvoluzione per l’Imprenditore” in cui porteremo, appunto, per la prima volta in aula il nuovo modello di NeuroEvoluzione.
Il 17 Marzo, poi, inizieremo a Bologna il nuovo percorso di crescita personale, a cui puoi partecipare.
Questa giornata di Bologna, così come quella di Verona e di Milano che seguiranno, saranno i corsi introduttivi a questa disciplina, gratuiti, e sempre gratuitamente verrà dato accesso alla piattaforma che contiene i contenuti di approfondimento. Per ricevere le informazioni, iscriviti alla newsletter in fondo a questa pagina.
Mentre lavoravamo a queste iniziative, è arrivata, inaspettatata, imprevedibile ed irreversibile, la rottura del rapporto di collaborazione col College Australiano. Troppo distanti le vedute, la concezione della disciplina, e del modo di portarla avanti. E su questo è doveroso aggiungere alcune parole.
In un’altra definizione di Andrew, “il Neuro-Training è evoluzione e sviluppo“. Non può esistere Neuro-Training senza espansione, cambiamento, ricerca.
Il Neuro-Training è adattamento all’ambiente, e si trasforma con esso. I suoi contenuti, le loro modalità di presentazione e di utilizzo, sono soggetti a continua evoluzione, soprattutto nel lavoro col cliente. E’ un fluire che ha lo stesso ritmo della vita.
Non è quindi ripetendo le cose sempre nello stesso modo, che si può dire di proseguire il suo lavoro.
In scia all’azione del College Australiano, colleghi provenienti da altri paesi, hanno programmato dei corsi in Italia.
Questi corsi sono stati, tra l’altro, presentati con modalità che violano ogni possibile regola e cautela, legale e professionale, rispetto a quello che è l’ordinamento vigente in questo paese.
Naturalmente questa violazione crea un chiaro danno potenziale al nome stesso del Neuro-Training, ed espone all’intervento delle autorità.
Inoltre, essendo rimasti negli anni all’interno dei percorsi proposti dal College Italiano, quei colleghi che hanno nel tempo mostrato costanza e lealtà nel rispettare l’etica e la deontologia professionale, è facile intuire come proposte formative diverse possano attirare, oltre a persone che per motivi personali hanno interrotto i loro percorsi, e che non sono quindi ad oggi qualificati dal College, anche tutti coloro che nel tempo si sono esclusi o ne sono stati esclusi per comportamenti o azioni non compatibili.
Risulta quindi evidente il rischio che questo rappresenta per la disciplina, e non solo.
Da parte mia, ho una sola certezza, anche per aver parlato di questi argomenti con Andrew l’ultima volta che è venuto in Italia, nel Gennaio 2020.
Andrew non avrebbe mai permesso che questo accadesse.
Le persone che attuano comportamenti non corretti possono essere molte. A volte sono la maggioranza. Ma è la coerenza e la correttezza dei comportamenti, a determinare cosa è giusto e cosa non lo è.
E il Neuro-Training è basato sulla coerenza neurologica, o non è.
Quest’ultima parte della vicenda, determinerà semplicemente chi porterà avanti la disciplina, e, anche se tutto questo ti è estraneo, ti da comunque la misura che quando lavori sulla tua evoluzione personale, comunque hai a che fare con tutto ciò che ti frena nel crescere. A volte sono i tuoi personali sabotaggi, a volte quelli che vengono dagli altri.
L’unica soluzione è la Scelta, che è sempre piaciuta ad Andrew.
So long, Master.

Non chiamatela Kinesiologia: dal Neuro-Training alla NeuroEvoluzione
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“Che cos’è il Neuro-Training?
Il Neuro-Training è Evoluzione e Sviluppo.”
“Noi non definiamo il Neuro-Training come una Kinesiologia, ma utilizziamo come mezzo la capacità che questa ha di monitorare variazioni nel Sistema Nervoso.”
Andrew D. Verity
Fondatore del Neuro-Training
1954-2022
E’ del tutto evidente che le vicende connesse al Covid hanno profondamente modificato le situazioni a cui il Neuro-Training si applica, a cominciare dall’eliminazione dello stress.
Stress, contesti, relazione tra valori sociali e personali, hanno conosciuto in questi anni una evoluzione epocale, a cui il Neuro-Training si è adeguato raccogliendo la sfida del tempo attuale.
Andrew Verity ha risposto a questa sfida attraverso le sue ricerche, fino a quando non ci ha lasciato nel Febbraio 2022, e nei suoi ultimi lavori ha integrato fra l’altro la procedura circolare che da molti anni usiamo già in Italia.
Come Direttore del College ho proseguito la sua opera di ricerca, e seguendo la strada che Andrew aveva segnato ho focalizzato il lavoro, sia nelle sessioni individuali che nell’insegnamento, sulle neuroscienze, sull’uso delle frequenze e sul lavoro online con clienti e studenti.
Su queste basi il gruppo dei migliori Neuro-Trainer italiani ha ottenuto e sta ottenendo risultati eccezionali, integrando le proprie procedure di lavoro anche con l’uso dell’Intelligenza Artificiale.
Tutto questo sta cambiando la struttura stessa della disciplina, tanto da porre il dubbio se non sia arrivato il momento di un cambio di nome.
Da Neuro-Training a NeuroEvoluzione, la possibilità di una svolta.
Approfondendo gli argomenti legati alle neuroscienze e all’AI, risulta evidente come tra Intelligenza Naturale ed Artificiale i punti di contatto e convergenza siano sempre più consistenti, come quelli rappresentati per esempio dal modello degli algoritmi genetici.
Ad oggi la NeuroEvoluzione è considerata come “una forma di machine learning e denota l’uso degli algoritmi genetici, o di altri metodi e tecniche evolutive, nella messa a punto delle reti neurali artificiali.”
E’ chiaro che questa descrizione, che è inserita nel contesto dell’Intelligenza Artificiale, può avere ed in realtà ha un suo parallelo nel campo dell’Intelligenza Naturale, rappresentativo del modo in cui il Neuro-Training opera, evolve e si sviluppa.
Il cambiamento rappresentato dall’Intelligenza Artificiale è il più consistente tra quelli che l’uomo sta affrontando in questo periodo, e proprio perché rappresenta una sfida, trova nel Neuro-Training, nella sua capacità di allenare il Sistema Nervoso operando sia in presenza che da remoto, una risposta attuale ed efficace per migliorare l’adattamento al contesto esterno.
Oggi il contenuto stesso del Neuro-Training viene esaltato e messo in luce dalla crescente consapevolezza e attenzione su tutto ciò che riguarda e dipende dal Sistema Nervoso, come è evidente dallo sviluppo delle applicazioni pratiche delle neuroscienze che vengono definite Neuro Discipline.
Inoltre oggi possiamo osservare come il focus del nostro lavoro con le persone si sia spostato dalla modalità rappresentata dall’allenamento (training), al risultato che l’allenamento ottiene (l’evoluzione e l’adattamento con successo).
Che sia quindi arrivato il momento di un cambio di nome che evidenzi questi risultati?
Se vuoi approfondire:
1) Neuroscienze, Intelligenza Artificiale e Neuro-Training: una visione epistemologica
2) Intervista a Francesco Gallucci, Vice Presidente AINEM
3) Livelli Nascosti del Cervello e Scelta Consapevole
4) Perché dovresti avere il controllo dei Livelli Nascosti del Cervello
Neuroscienze, Intelligenza Artificiale e Neuro-Training: una visione epistemologica
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Il Professor Francesco Paoli è Docente di Logica e Filosofia della Scienza dell’Università di Cagliari.
Autore di numerose pubblicazioni, è coinvolto in importanti progetti accademici di ricerca internazionale. Ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande sulle neuroscienze, le loro applicazioni pratiche, l’intelligenza artificiale, e il loro rapporto col Neuro-Training.
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(Leo) Nel dibattito sull’impatto delle neuroscienze nella società attuale, si inizia a prendere consapevolezza della distinzione tra le neuroscienze stesse e le loro applicazioni pratiche come la neuroetica o la neuroeconomia, o lo stesso Neuro-Training.
Come sempre avviene quando un fenomeno come questo si diffonde, a fianco di realtà basate su esperienze consolidate o verificate, se ne formano altre che hanno magari solo una confezione attraente, e che sono fondamentalmente prive di basi, tanto che già si inizia a parlare di neuro-fuffa… che riconosco sia un termine molto poco scientifico.
(Paoli) Ritengo che la consapevolezza di questa distinzione (tra neuroscienze e le loro applicazioni pratiche) sia fondamentale.
Sottolineare questi aspetti, come giustamente tu fai, significa anche riflettere sulle potenzialità che lo sviluppo enorme di certi settori di ricerca – di cui le neuroscienze sono un esempio – può avere sulla nostra società e sulla nostra economia, o viceversa sul rischio che questi ambiti possano alla fine risultare inerti e autoreferenziali.
Sono fermamente convinto del fatto che la ricerca scientifica non possa disinteressarsi della sua disseminazione nel mondo delle professioni e nella società in generale, perché cognizioni e competenze cosi fondamentali – penso alle neuroscienze ma anche a settori con cui personalmente ho maggior familiarità, come il pensiero critico e la teoria dell’argomentazione – dovrebbero aspirare a diventare patrimonio comune di tutti coloro che si trovano a operare attivamente nel nostro tessuto economico, culturale e civile. Questo, però, chiama in causa la necessità di preparare adeguatamente figure di raccordo, formatori e professionisti che siano edotti sull’evoluzione dei dibattiti scientifici ma che sappiano anche coinvolgere un uditorio più ampio, che altrimenti potrebbe soddisfare le proprie esigenze di formazione rivolgendosi verso proposte diverse, magari dotate di un fondamento scientifico meno solido e totalmente scollegate dalla ricerca.
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(L) Questo aspetto di fondatezza e verificabilità delle fonti di informazione e di conoscenza, unito alla velocità a cui queste stanno cambiando i nostri comportamenti ed abitudini, ci porta dritti a quello che è il dibattito attuale sugli effetti dell’uso e sull’attendibilità dei processi generativi guidati dall’Intelligenza Artificiale.
In questi mesi, come College abbiamo approfondito in particolare le sue similitudini e differenze con l’Intelligenza Naturale, e in particolare quelle riferite ai Livelli Nascosti del Cervello.
(P) Gli sviluppi dell’intelligenza artificiale generativa sono così rapidi che entro pochi anni, probabilmente, ci obbligheranno a ripensare buona parte delle procedure su cui è incardinato il nostro vivere civile, dalla formazione scolastica e professionale alla selezione del personale, dalle diagnosi mediche alla sicurezza in rete – e sto parlando solo degli sviluppi rispetto a cui possiamo già oggi prefigurare dei cambiamenti significativi.
Uno degli approcci interpretativi all’analisi dei processi mentali avanzati negli ultimi decenni, la teoria della mente estesa, suggerisce che la mente non risieda esclusivamente nel cervello umano, ma che processi cognitivi
possano aver luogo in alcuni oggetti dell’ambiente esterno (es. un taccuino, un PC), che svolgerebbero in tal modo la funzione di “estensioni”, “prolunghe” della mente umana.
Si tratta di una prospettiva maturata ben prima della creazione di sistemi come ChatGPT, Bard ecc., ma che può darci dei suggerimenti su come gestire l’evoluzione dirompente di questo settore. In molte circostanze si tratta di uscire da un approccio per così dire punitivo (es. vietare di usare ChatGPT in un compito o in una prova di selezione) per esplorare le potenzialità che il sistema integrato intelligenza naturale-intelligenza artificiale può offrire. E nel quale penso che il contributo della prima componente rimarrà senz’altro decisivo.
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(L) Da un punto di vista logico ed epistemologico, oltre a ciò di cui abbiamo parlato finora, come valuti le criticità dell’uso della risposta muscolare, cioè lo strumento che utilizziamo nel Neuro-Training per accedere in modo preverbale alle informazioni del sistema nervoso?
Personalmente, da tempo mi chiedo anche quanto possano interessanti in questo senso le procedure neurologiche e comportamentali che utilizziamo come motore di ricerca nel colloquio col sistema nervoso, sempre per il tramite della risposta muscolare.
Inoltre la relazione tra gli aspetti informatici e quelli neurologici, evidente in concetti come quello degli algoritmi genetici, mi ricorda in qualche modo quella tra matematica e filosofia della scienza. In sostanza mi sembra che quello con cui ci stiamo confrontando oggi sono modelli, particolarmente sofisticati e specializzati, attraverso cui leggiamo e strutturiamo la realtà.
(P) Le discipline che pratico e su cui mi sono formato, la logica e l’epistemologia, vengono spesso accusate di essere eccessivamente astratte. Ci si potrebbe legittimamente chiedere come possano contribuire a temi come la salute, il benessere, l’efficienza personale, la crescita professionale.
Tra le tante considerazioni che si potrebbero fare mi limiterò a un esempio che potrebbe risultare di qualche interesse per chi frequenta questo sito. Qualche anno fa Amit Hagar, epistemologo dell’Università dell’Indiana, ha pubblicato degli studi in cui dimostra come particolari test di resistenza muscolare possano avere un valore predittivo sull’insorgenza o sulle recidive di patologie tumorali; in base a questi risultati è possibile personalizzare la frequenza degli screening, attualmente determinata sulla base di parametri statistici. Hagar dichiara di essere pervenuto al modello teorico alla base di queste ricerche derivandolo da modelli elaborati nei suoi precedenti studi di epistemologia della fisica.
Questo ci fa riflettere su tanti aspetti: su quante cose interessanti possa produrre una ricerca che si apre al mondo; su come l’elaborazione di chiavi di lettura della realtà non sia affatto sterile rispetto alle applicazioni; infine, su come le innovazioni in campi di indagine più o meno consolidati possano trarre beneficio da un occhio esterno, che vede le cose in una prospettiva diversa e divergente.
(L) Grazie Francesco. Illuminante.
La carica delle neuro-cose: nuovi strumenti per nuovi scenari
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“Il Neuro-Training è un’applicazione pratica delle neuroscienze, organizzata in disciplina, che opera per l’ottimizzazione dell’adattamento e della performance.”
definizione del Neuro-Training, Settembre 2023
Quando il rimpianto Andrew D. Verity ha presentato nel 2006 il Neuro-Training come suo standard operativo per il lavoro con i clienti finalizzato al recupero e al miglioramento della performance, in molti hanno storto il naso. Vent’anni fa infatti “neuro” era una parola che veniva associata esclusivamente, o quasi, a situazioni patologiche.
In realtà esiste negli umani una resistenza innata, motivata anche da ragioni evolutive, a “guardare dentro la scatola” per capire come funzioniamo veramente. “Sotto il faro non c’è luce”, e l’occhio può vedere tutto tranne se stesso.
Oggi questa resistenza è stata vinta perché l’idea di “neuroscienze” ha aperto un fronte innovativo, mettendo in relazione tra loro discipline scientifiche che fino ad allora avevano viaggiato separate, e oggi sono soprattutto le loro applicazioni pratiche, le “neuro-cose”, ad essere sotto i riflettori e, attraverso l’interazione con tutto ciò con cui la nostra mente entra in contatto e in particolare la tecnologia, stanno cambiando le modalità con cui ci relazioniamo alla realtà.
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“…e tu fai Neuro-Cose”
da una conversazione con Marco Montemagno, Dicembre 2019
LA CARICA DELLE NEURO-COSE
Un aspetto che appare determinante nell’individuare i trend e gli scenari attuali e futuri, è l’impatto delle “neuro-cose”, ossia dall’insieme di discipline che hanno l’obiettivo comune di analizzare l’impatto del sistema nervoso nei processi decisionali, al fine di ottimizzare comportamenti e scelte, in funzione di obiettivi e contesti specifici e diversificati.
Queste discipline hanno tra loro delle caratteristiche comuni:
– sono applicazioni pratiche delle neuroscienze
– sono organizzate, appunto, in discipline
– derivano da un processo empirico coerente
– operano per ottimizzare comportamenti e scelte.
Nella sua irriverenza, la locuzione “neuro-cose” sottolinea l’interdipendenza tra esse e il crescente impatto che hanno su tutto ciò che facciamo. Da un punto di vista scientifico è inoltre possibile considerare queste discipline come un tipo di “proprietà emergente“, in particolare nel campo delle neuroscienze e delle scienze cognitive in generale.
Queste discipline, come la neurotecnologia, la neuroeconomia, la neuroestetica e la neuroetica, emergono come risultato delle interazioni tra le neuroscienze e altre discipline come appunto la tecnologia, l’economia, l’estetica e l’etica. Non possono essere completamente previste o spiegate solo considerando singolarmente le loro parti costituenti, ma si manifestano quando queste parti interagiscono in un contesto complesso, formando nuovi campi di studio e approcci interdisciplinari.
In questo articolo, esploreremo cosa sono le neuro-cose, come si collegano alle neuroscienze, e come stanno trasformando il nostro modo di affrontare l’intelligenza, inclusa l’intelligenza artificiale, e il loro collegamento col Neuro-Training.
L’interconnessione delle discipline
Queste discipline sono strettamente interconnesse. Ad esempio, la neurotecnologia esplora come le tecnologie possono interagire con il sistema nervoso, mentre la neuroeconomia analizza come le decisioni finanziarie sono influenzate da processi neurali. Queste discipline condividono un focus sulla comprensione dei meccanismi neurali che guidano il comportamento umano.
In questo contesto, il valore distintivo del Neuro-Training viene dal fatto che, attraverso l’interazione col sistema nervoso, opera per migliorare in modo dinamico e crescente la nostra qualità della vita, aumentando l’accesso alle nostre capacità, integrando le nostre risorse, ed facendo si che possiamo veramente esprimere noi stessi, laddove le altre neurodiscipline si pongono perlopiù come osservatrici statiche di alcuni effetti pratici e sociali degli aspetti neurologici, oppure studiano il modo con cui le difese della persona possano essere bypassate, anche a fini commerciali, come avviene per esempio nella neurovendita.
Il ruolo dell’intelligenza
Un aspetto significativo delle neuro-cose è il loro coinvolgimento nell’intelligenza, sia quella naturale che artificiale. Le discipline all’interno delle neuro-cose affrontano la questione dell’intelligenza umana, esplorando come il nostro cervello elabora le informazioni e prende decisioni.
Questo interesse nell’intelligenza naturale si traduce in un forte collegamento con l’intelligenza artificiale, sia perché le applicazioni dell’intelligenza artificiale sfidano l’intelligenza naturale, sia perché le ricerche in quest’area cercano di emulare i processi neurali per sviluppare sistemi artificiali più intelligenti, e abbiamo recentemente affrontato il tema del confronto tra intelligenza naturale ed artificiale in questo articolo.
Applicazioni pratiche
Le neuro-cose stanno guadagnando esponenzialmente importanza dal punto di vista pratico. Settori come il marketing utilizzano le conoscenze delle neuroscienze per analizzare le decisioni dei consumatori. Le neuro-cose hanno cambiato la prospettiva tradizionale sullo studio del sistema nervoso, spostandolo da una esclusiva o quasi finalità terapeutic, a un utilizzo più ampio legato a scopi pratici e ad obiettivi positivi, come il miglioramento personale, professionale e finanziario.
Un esempio concreto di applicazione delle neuro-cose è l’uso di tecniche neuroscientifiche per ottimizzare il design dei prodotti e dei servizi al fine di massimizzare l’attrattiva per i consumatori. Altri casi di studio includono l’applicazione delle neuroscienze nell’educazione per migliorare i processi di apprendimento, e l’uso di tecnologie neurologiche avanzate per aiutare le persone con disabilità.
Tra le discipline che hanno rilevanza nel campo dell’eliminazione dello stress e del miglioramento della performance, così come nell’apprendimento, il Neuro-Training ha pioneristicamente rilevato la centralità del ruolo del sistema nervoso, con la creazione da parte di Andrew D. Verity di una procedura avanzata di lavoro, costantemente aggiornata e integrata, in cui ha introdotto dopo il Covid gli elementi che ottimizzano l’adattamento efficace nello scenario attuale, e che oggi viene utilizzata nelle sessioni con i clienti, dal vivo e da remoto, dai Neuro-Trainer in Italia.
Dieci Anni di Impatti e Crescita: Il Neuro-Training College Accompagna i Professionisti Verso Nuovi Orizzonti
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In questo Agosto, celebriamo con orgoglio un decennio di esperienze e risultati del Neuro-Training College in Italia. Questo anniversario speciale rappresenta molto più di un traguardo temporale: incarna il percorso di crescita, adattamento e successo che abbiamo fatto insieme, grazie alla guida fondamentale di Andrew D. Verity, il fondatore del Neuro-Training, che ci ha purtroppo lasciato nel febbraio 2022.
I nostri primi passi in questo viaggio di trasformazione sono stati possibili grazie alla generosità e alla conoscenza di Andrew. La sua eredità continua a fiorire attraverso ogni pratica, ogni scoperta e ogni persona toccata dalla sua profonda saggezza e dal suo immenso amore per tutto ciò che è umano. Questo anniversario non è solo un momento di celebrazione, ma anche di riconoscenza per il suo impegno costante.
Il Neuro-Training College in Italia è un luogo di costante evoluzione. Oggi, il Progetto Neuro-Intelligence, che guido come Direttore del College, assieme ai colleghi Alessia Tanzi, Dorina Zara, Laura Galli, Marzia Lorini e Walther Dal Pesco, rappresenta la fase ulteriore del nostro impegno a condividere questa disciplina. Il Neuro-Training si è adattato alle sfide del tempo, senza mai perdere il suo nucleo di trasformazione interiore.
Una cosa che pochi sanno è che Andrew svolgeva il suo lavoro come Neuro-Trainer, oltre che con diversi importanti manager in Australia, anche con la famiglia reale di un Emirato del Golfo, e col nostro gruppo abbiamo potuto seguirlo e assorbire da lui la conoscenza che gli permetteva di operare in quei contesti.
Fin dall’apertura del College nel 2013, la nostra missione è stata chiara: offrire agli individui uno spazio di apprendimento basato sull’approccio unico del Neuro-Training. Con passione, Andrew ha condiviso il suo sapere, dando vita a intense lezioni in aula che hanno modellato il nostro percorso e ci hanno fornito le basi per crescere.
Nel corso del tempo, il nostro metodo formativo si è evoluto. Attraverso l’Original Program, abbiamo esplorato a fondo il metodo di lavoro di Andrew, esaminando le sue sessioni dal vivo e condividendole con i nostri studenti. Questo lavoro ha dato vita a una sintesi professionale del Neuro-Training, culminata in un corso in Germania nel 2017.
Le conferenze di Andrew in Italia sono state dei veri e propri punti di svolta. Particolarmente importanti sono state quelle al CFMT di Milano nel 2019 e al CNR di Bologna nel 2020, in cui ha condiviso la sua visione e ha lasciato un’impronta indelebile in chi ha avuto il privilegio di partecipare.
Andrew è stato, nel suo modo unico, un uomo del suo tempo, e, nella totale diversità di origine, cultura, personalità e percorsi di crescita, mi sono riconosciuto con lui all’interno di un progetto e di una disciplina per cui entrambi abbiamo scelto di andare con altri, a fondo nel viverla, applicarla, e soprattutto insegnarla.
Coordinandoci e collaborando con gli altri College europei e con il College of Neuro-Training di Melbourne, fondato da Andrew e diretto da Jennifer M. Beasley, in questo anno e mezzo abbiamo definito ed aggiornato i contenuti dei corsi, il linguaggio, gli strumenti di lavoro, e le modalità formative, seguendo i grandi cambiamenti introdotti da Andrew, nelle procedure di lavoro e non solo già nel 2021.
I temi che stiamo approfondendo – dalle neuroscienze all’Intelligenza Artificiale, dalla formazione a distanza all’uso delle frequenze – riflettono la nostra dedizione a una crescita continua e all’adattamento alle esigenze del mondo post-Covid.
Se hai un obiettivo personale o professionale, contattaci. Il Neuro-Training College è pronto ad aprire nuove prospettive e a guidare i passi verso una trasformazione positiva. Sia che tu sia interessato a partecipare a un corso, o a una sessione, scrivici a college@neuro-training-college.it e condivideremo insieme il nostro viaggio di scoperta e cambiamento.
Intervista a Francesco Gallucci, Vice Presidente AINEM
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Abbiamo incontrato Caterina Garofalo e Francesco Gallucci, Presidente e Vice Presidente di AINEM (Associazione Italiana di Neuromarketing) nel corso della Digital Talks Experience organizzata a Cagliari l’8 e 9 Luglio 2023 da Roberto Serra.
Prendendo spunto dal suo intervento, Francesco Gallucci ha gentilmente condiviso con noi le sue conoscenze, sviluppando in questa intervista con Fabrizio Leo, Direttore del Neuro-Training College, il tema di come le Neuroscienze oggi rispondono alla sfida dell’Intelligenza Artificiale.
(Leo) L’Intelligenza Artificiale appare come una grande rivoluzione, forse definitiva, del mondo che conosciamo. Sei d’accordo con questa definizione?
(Gallucci) In parte. C’è un’altra rivoluzione in atto, a mio modo di vedere ancora più importante, ed è quella del genere umano, che è in caduta libera perché stiamo vivendo un momento di confusione, di reset. Siamo in una fase passiva e di riflessione rispetto a quello che accade, e che procede a una velocità troppo elevata per il nostro cervello. Assistiamo in pratica a una innovazione continua che ci porta ad accrescere la nostra attenzione rispetto a dei dettagli che sono spesso inutili.
(L) Si, il reset è evidente. Io personalmente l’ho percepito con chiarezza quando è stato fatto il primo lockdown, era chiaro che eravamo di fronte a un cambiamento forte e ineludibile dello scenario in cui vivevamo. Quindi che strumenti pensi abbiamo per fare fronte a questa situazione?
(G) Per fortuna oggi siamo anche in una situazione in cui, grazie alle neuroscienze e a scoperte che avvengono continuamente, possiamo dire che il cervello umano sta bene, è in buona salute, ma ha problemi legati soprattutto alla difficoltà che incontra ad alfabetizzarsi, che è il vero grande tema. Alfabetizzarsi significa recuperare un rapporto di controllo rispetto alle tecnologie, come ha sempre fatto in tutta la storia dell’umanità.
(L) Mi stai quindi parlando di qualcosa legato alla percezione ed all’azione?
(G) Si, oggi ci troviamo in una situazione in cui la nostra capacità di percepire la realtà intorno a noi – tema molto importante che stiamo studiando a fondo in AINEM – quindi di esercitare un pensiero critico, di giudicare quello che c’è intorno a noi, valutare e interagire con le persone, si è ridotta drasticamente almeno da una ventina d’anni perché sono intervenuti tra noi e la realtà quelli che chiamo intermediari cognitivi: i media e tutto ciò che riguarda l’informazione in genere. Questo fenomeno della intermediazione ci ha messo in una condizione passiva, in una condizione di incapacità di interagire col mondo. Posto poi che esista un mondo reale o un mondo virtuale. In realtà siamo in tutti e due e un po’ come degli anfibi entriamo e usciamo, e stiamo da tutte e due le parti.
(L) E quindi cosa manca, visto che abbiamo la capacità di stare in entrambi questi mondi?
(G) Ci manca di avere i giusti agganci con la realtà, una realtà fatta di cose concrete, quelle dei nostri nonni, quelle del guardare fuori e capire come sarà il tempo domani. Noi guardiamo il meteo, per capire cosa succederà domani e sappiamo già che non sarà preciso, perché magari quello che prevede non si verifica. In questa situazione il nostro cervello subisce una involuzione dal punto di vista delle potenzialità, dal punto di vista della propria capacità di esercitare un pensiero critico.
(L) E questo crea un contrasto stridente tra l’involuzione cerebrale, e la complessità crescente creata dall’aumento delle possibilità offerte dalla tecnologia. La Scelta è sempre un elemento fondamentale, da qualunque punto di vista lo si guardi, e qui diventa ancora più centrale. Ma è possibile fissare un punto di inizio di questa involuzione cerebrale?
(G) Si, e dal punto di vista delle neuroscienze e del neuromarketing questo è un tema fondamentale, perché siamo in una fase che noi in AINEM definiamo come una sorta di allarme, rispetto a un problema che è equivalente al disastro ambientale. Noi siamo in una piena crisi cognitiva. Negli anni 70 del secolo scorso, Herbert Simon, Premio Nobel, dichiarava che la nostra capacità di attenzione era già in crisi. Il nostro cervello non è cambiato negli ultimi 200.000 anni, e le sue capacità hanno mantenuto nel tempo il loro standard, ma quello che è cambiato, e direi drasticamente negli ultimi 20/25 anni, è l’offerta di informazione che riceve. Quindi da una parte c’è una capacità di attenzione che resta stabile, dall’altra esiste una crescita esponenziale di informazioni con le quali dobbiamo misurarci per decidere e per valutare. E’ come se ci fosse un gap tra la capacità attenzionale del nostro cervello e l’offerta, che é destinato a crescere ancora di più, e in questa situazione la tecnologia ha proposto quelli che possiamo definire dei supporti, infatti oggi lo smartphone ci fa da memoria ausiliaria. Oggi possiamo valutare tutta una serie di situazioni, anche senza attivare le funzioni del nostro cervello, attraverso supporti tecnologici che valutano per noi e ci forniscono delle soluzioni. Quindi oggi il nostro cervello è in una situazione che possiamo definire di osservazione, di transizione, di evoluzione, verso una rivoluzione di nuovo tipo che non riusciamo ancora a definire chiaramente, ma che sicuramente deve mettere il cervello stesso al primo posto delle priorità.
(L) Nel Neuro-Training stiamo dando grande attenzione ai Livelli Nascosti del Cervello, ed è una definizione che abbiamo tratto dall’informatica. Inoltre da tempo si parla di robotica, e l’Intelligenza Artificiale sembra avvicinarci al mondo descritto per esempio da Asimov nel Ciclo dei Robot. E’ come se informatica e neuroscienze stessero convergendo in qualche modo. Come vedi questa evoluzione?
Se parliamo di ciò che succede nella ricerca dell’imitazione del cervello umano, cioè della capacità di imitare il funzionamento del cervello umano per creare un facsimile, o di replicarne le funzioni principali, abbiamo come frontiera la ricerca relativa agli organoidi, che sono strutture create per replicare le funzioni dei neuroni, e che però hanno un limite dettato dal numero. Il nostro cervello ha infatti, dagli ultimi studi, 86 miliardi di neuroni, e ognuno di questi ha almeno 10mila possibilità di connettersi con gli altri neuroni, e questo ci da una possibilità di attivazione di scambi di informazioni, di relazioni tra neuroni che praticamente è infinita. D’altro canto, attualmente si lavora su insiemi di circa 50mila organoidi, quindi un numero molto più basso, e l’ipotesi più avanzata è che continuando su questa strada, tra qualche decennio forse riusciremo a riprodurre le funzioni dell’intelligenza basica di un topo. Quindi al momento la possibilità che si riesca ad imitare la capacità di un cervello umano è illusoria.
(L) E’ tranquillizzante che l’idea che l’Intelligenza Artificiale si possa sostituire a quella Umana sia prematura. Ciò su cui la si sta applicando, per ora è una creazione via via più sofisticata, euristica, di modelli di linguaggio. Come immagini l’evoluzione di questo processo?
(G) Di fatto, stiamo parlando di IA quando ancora non sappiamo cos’è l’intelligenza umana, e quindi stiamo giocando su un termine di cui ancora non conosciamo il significato. Sarebbe molto più corretto prendere atto che ciò che si sta sviluppando è uno straordinario supporto alla comunicazione, e definirla Comunicazione Artificiale, invece che Intelligenza.
(L) E questa Comunicazione Artificiale viene elaborata e produce effetti sulla nostra struttura fisica, sulla nostra neurologia. Cambia l’esperienza che abbiamo del mondo e il modo in cui ci adattiamo ad esso. In che modo il nostro sistema nervoso viene sfidato o aiutato dalla Comunicazione Artificiale?
(G) Se da una parte possiamo dire che al momento l’Intelligenza Umana è in vantaggio su quella Artificiale, e che se vogliamo fare un passo in avanti è utile capire perché è difficile imitare il cervello umano, è anche vero che il cervello in questo momento si trova in difficoltà a causa dell’uso dei supporti che veicolano, come afferma spesso Caterina Garofalo, Presidente di AINEM, la Comunicazione Artificiale. Io li chiamerei anche protesi, perché sono delle protesi neuronali, delle protesi cognitive, chiamiamole come vogliamo ma lo smartphone è una protesi. L’uso di queste protesi interagisce col fatto che il nostro cervello è basato su un meccanismo straordinario di plasticità basato su algoritmi che governano i nostri comportamenti ed abitudini, e di cui noi possiamo verificare l’esistenza anche quotidianamente attraverso le attività di routine che svolgiamo. Aprire una porta è un algoritmo, scendere le scale è un algoritmo. Quando guardiamo e interpretiamo le scene di un film stiamo esercitando un pensiero critico che si basa su degli algoritmi di interpretazione, quindi funzioniamo con degli algoritmi che sono dei grappoli neuronali, formati anche da milioni di connessioni che si attivano ed entrano in funzione per risolvere un problema. Questi grappoli neuronali sono, esattamente come avviene a livello sociale, o in rete e nei social media, grandi reti di connessioni dove ognuno comunica con tutti gli altri.
(L) Questo è un punto che come Neuro-Trainer sviluppiamo nella nostra Procedura Avanzata, che è in gran parte basata sulla Teoria della Selezione dei Gruppi Neuronali, e quindi su quello che il suo autore, Gerald Edelman, definisce Rientro.
Da un punto di vista metaforico, consideriamo poi le Abitudini come parte dei meccanismi difensivi della persona, assieme a Paure e Credenze, perché quando Fisico, Emotivo e Mentale insieme non riescono ad adattarsi in modo efficace alla realtà, la persona si rifugia in queste Difese.
C’è da dire che in realtà anche Paure e Credenze sono delle Abitudini in senso lato. Questo mette in evidenza le due priorità fondamentali del Sistema Nervoso, la Sopravvivenza e l’Apprendimento.
(G) Il punto è che il nostro cervello è nato e si è organizzato fin dal suo inizio, proprio per acquisire esperienza, anche procedendo per selezione darwiniana, perché l’esperienza genera e rinforza le connessioni neuronali più utili e forti. Le esperienze che noi viviamo, quindi il poter verificare tangibilmente le cose, giudicarle, valutarle, viverle anche con tutti i problemi che possono essere associati, come gli errori, certo, sia quando noi ne attiviamo di nuove, o ripetiamo quelle che già conosciamo migliorandole, in realtà rinforziamo le connessioni neurali e questo ci porta all’apprendimento, ci porta a controllare sempre di più le situazioni.
Quando poi parliamo di abitudini, le abitudini sono dei comportamenti, si esprimono, si evidenziano materialmente e visivamente con delle azioni che noi compiamo, ma l’abitudine è un algoritmo e noi siamo ricchi, straricchi di abitudini perché la nostra libreria di abitudini è praticamente incalcolabile. Non so quante ne possiamo avere, ma ogni volta che noi compiamo delle azioni senza rendercene conto, diciamo di routine, tutte quelle volte noi esercitiamo, attiviamo un algoritmo che entra in azione quasi in autonomia.
(L) Quindi pensi che il rischio sia che man mano creiamo delle Abitudini che limitino la nostra capacità di Scelta? Che in sostanza ci stacchiamo dalla realtà, delegando a tutto ciò che è artificiale ciò che prima veniva gestito dalla nostra capacità critica?
(G) Questo concetto è molto importante perché se noi non usiamo bene e non teniamo attive tutte le connessioni neuronali, queste dopo un po’ si atrofizzano. E’ come l’allenamento, è come fare fitness: se non uso i muscoli si atrofizzano. C’è una frase inglese che riassume tutto: “use it or lose it”, ed è esattamente quello che succede al nostro cervello. Lamberto Maffei, che è uno dei nostri grandi neuroscienziati parla proprio di dipendenza dalla tecnologia. In questo momento stiamo correndo un grande rischio di affievolire alcune importantissime capacità del nostro cervello, per esempio di interagire e interpretare il mondo, comprenderlo, fare valutazioni, fare confronti. Maffei dice che i tempi delle macchine ci obbligano ad adeguarci ad una velocità che non è quella umana, e quindi abbiamo la necessità di recuperare quello spazio del pensiero lento. Pensiero lento vuol dire tante cose, vuol dire ritagliarsi degli spazi, vuol dire leggere, fare una passeggiata, e sta diventando ormai un’esigenza avere un tempo per poter decidere di non fare niente in quel tempo. E’ un lusso, una conquista, è un impegno che ci obbliga ad uscire dalla nostra agenda, che è fittissima e si ragiona sulle mezz’ore ormai, e questo non va bene. Dal punto di vista fisiologico è un grande problema, perché inibisce delle nostre attività fondamentali e ci obbliga a riorganizzare tutto il cervello in prospettiva della velocità delle macchine.
(L) E’ tutto molto interessante perché viaggiamo sempre su questo confine, per cui ogni cosa che ci facilita la vita, e quindi ci libera risorse, soprattutto tempo, rischia però di farci perdere abilità. E l’Intelligenza Artificiale, o Comunicazione Artificiale, come l’hai definita, è in sostanza una forma di elaborazione del linguaggio. Ci sono dei riscontri su ciò che riguarda la capacità umana di elaborare il linguaggio?
(G) Un tema collegato all’impoverimento cognitivo – e che costituisce invece una buona notizia – è il fatto che stiamo andando verso l’annullamento del gap dell’alfabetizzazione in campo mondiale, in campo non solo digitale ma anche generale. Inoltre si osserva una crescita del QI medio delle popolazioni, soprattutto dei più giovani. C’è una crescita verticale in Africa, un po’ più lenta in Asia, nelle Americhe è fortissima, e noi stiamo procedendo a rilento. Quindi non traggo delle conclusioni, non voglio dire che c’è una relazione tra queste dinamiche che sono così forti e la crescita dell’intelligenza, anche perché ci sono molti dubbi, abbiamo detto che non sappiamo cos’è l’intelligenza, e questa comunque resta una metrica di confronto che viene usata e che ci serve. Però qualche anno fa James R. Flynn ha messo in evidenza che se è vero che sta crescendo il QI medio delle popolazioni, grazie al miglioramento della salute, dell’alimentazione, anche dell’apprendimento, è anche vero che c’è un fenomeno che sta emergendo soprattutto all’interno di alcuni paesi molto avanzati, e parliamo di Norvegia, Danimarca, Germania, che si chiama Effetto Flynn inverso, cioè si sta riducendo il QI in alcune popolazioni specifiche altamente digitalizzate. E qui un bell’alert ci sta, dobbiamo preoccuparci. Questa caduta verticale è destinata a proseguire perché correlata probabilmente all’incremento della dipendenza dalla tecnologia, quindi forse diventiamo più stupidi, o forse meno intelligenti, e probabilmente è vero l’uno e l’altro.
(L) La via di uscita può essere collegato alla Scelta, che fa uscire dalla passività, e conferisce direzione alle persone? Far si che siano le persone ad utilizzare i device e non il contrario, è il rischio che Roberto Serra ha evidenziato recentemente in un TedX. Personalmente considero il mio iPad, più ancora del mio iPhone, come una memoria ausiliaria che mi permette di espandere la mia capacità di interagire e ricordare. Lo uso come archivio delle mie capacità e conoscenze, anche nelle sessioni che faccio con i clienti. Ci sono memorizzati dentro corsi, tecniche, elenchi e procedure che sarebbe impossibile ricordare, specie quando svolgo un lavoro complesso come una sessione. Da un punto di vista di efficacia, è un grosso passo in avanti, e in molti utilizzano questa modalità.
(G) In realtà mi chiedo se usando gli strumenti che ci sgravano dal compito di ricordare e decidere, finiamo per adattarci alla tecnologia diventando più capaci o incapaci.
Probabilmente prima eravamo più interessati al mondo reale, oggi il mondo reale è diventato una funzione dello smartphone, e quello che ci arriva è quello che viene mediato. In ogni caso il rischio c’è, e anche i comportamenti sono diventati esasperati. In una ricerca americana si valutano in 2176 le interazioni tattili medie giornaliere con il touchscreen dello smartphone. Pensate quanto sforzo cognitivo comporta fare quest’azione. Fra l’altro lo studio dice che stiamo sviluppando una capacità somato sensoriale dei polpastrelli. Cioè praticamente è come se stessimo amplificando e potenziando delle funzionalità che prima erano normali, esattamente come fa un musicista, un violinista nel toccare le corde. Quindi questo è un fenomeno di trasformazione plastica del cervello, che non è detto che vada bene. Il problema non è credo valutare se lo smartphone sia un bene o un male, ma è capire, appunto, se lo stiamo usando nel modo corretto. Non ho in questo nessun tipo di giudizio critico, non ha senso averlo, perché sono tecnologie che usiamo.
(L) Questo sui polpastrelli è un insight che ci riguarda da vicino perché nel Neuro-Training usiamo da sempre dei Modi Digitali, simili anche ai Mudra indiani, che costituiscono delle sfide di tipo elettrico ai contesti su cui lavoriamo in sessione, ed Andrew D. Verity, la persona che ha creato il Neuro-Training, era perfettamente cosciente della sfida rappresentata dalle informazioni che le dita captano in ogni situazione, perché sono uno strumento percettivo fine, connesso direttamente col Cervello. Dire dita e dire connessione è un po’ la stessa cosa. Sto vedendo anche una serie su Prime, The Peripheral, in cui il contatto e il movimento delle dita viene utilizzato per attivare la connessione tra persone, e tra persone e macchine, ed è esattamente lo stesso concetto. Quindi è anche sul contatto e sulla connessione che ci giochiamo la partita tra umanità e tecnologia. Nel mio lavoro il Covid ci ha fatto uscire dagli studi in cui lavoravamo col cliente in presenza, per passare alle videochiamate con cui facciamo le sessioni da remoto, e abbiamo creato standard e modalità di comunicazione nuove. Grazie alla tecnologia, o usandola per adattarci.
(G) Io posso dire che anche il Neuromarketing è tutto tecnologia, è basato sulla tecnologia, è basato sulla produzione di dati. L’accelerazione di tante attività come la nostra e altre, è condizionata e deve tantissimo alla comunicazione a distanza, all’uso della messaggistica, di WhatsApp e simili. Quindi non c’è dubbio che tutti noi dobbiamo dire grazie alla tecnologia, ma allo stesso tempo è giusto porsi la domanda, visto che ci è data l’occasione di parlarne, di dire “Attenzione, questa rivoluzione del cervello, quando arriva?”. Io penso che ci sia una domanda o una riflessione che dobbiamo farci, e che è proprio questa. Probabilmente quello che sta succedendo è che non stiamo diventando né più stupidi né più intelligenti, ma più superficiali, sia nell’accelerazione che ci viene imposta dalle macchine, che nella difficoltà di riuscire a fare delle scelte. Nel Neuromarketing studiamo per esempio come si comporta il cliente davanti a uno scaffale, come sceglie alcuni prodotti quando va a comprare in un sito di ecommerce, cosa lo spinge a scegliere, che tipo di informazioni sta attivando al proprio interno per poter decidere quello che è meglio per lui. Questo vale per i viaggi, vale per qualunque cosa.
(L) Quindi ritorna il tema della Scelta, che diventa anche un indicatore della direzione in cui va il cambiamento. Il punto è capire chi realmente sceglie, tra noi e la macchina. Per sostenere il confronto, l’Umano deve andare verso una Integrazione delle sue capacità, Fisiche, Emotive e Mentali, che è anche il risultato del Neuro-Training. Su questo mi sembra che il cambio di scenario non abbia mutato le regole. La nostra capacità di sostenere e processare la realtà, qualunque realtà sia, dipende sempre da quelle che sono le nostre capacità di Espressione. E l’Espressione dipende da quante e quali informazioni disponiamo e siamo in grado di elaborare, che è un lavoro che non può essere interamente svolto dalla nostra parte logica, perché gran parte della nostra elaborazione avviene in modo subconscio, e quindi è fondamentale allenarci a reagire al nuovo e all’inaspettato in modo positivo ed efficace , e non in modo automatico o delegato. Come vedi, nel nostro Sistema Nervoso, la relazione tra la capacità di elaborazione e la disponibilità delle informazioni?
(G) Quello che mi sembra che sia un punto fondamentale è che nell’approfondimento delle potenzialità dell’IA dobbiamo mettere sempre più attenzione su quello che è l’Intelligenza Umana, ma anche sul Brain Data, e quindi non solo Big Data ma anche Brain Data. E’ una tendenza convergente ed evidente a chi si occupa di questi argomenti e di profilazione. Oggi abbiamo una quantità enorme di strumenti che ci permettono di tracciare i comportamenti delle persone online, su Amazon, in una banca, o ovunque in rete, però poi non sappiamo dargli un tono, non sappiamo dargli quella profondità, quella terza dimensione che per esempio è rappresentata dalla dimensione emozionale, e quindi penso che il limite che dobbiamo superare con l’Intelligenza Umana è proprio quello di aiutare l’IA a integrare meglio i dati per poter sviluppare delle valutazioni più complete ed efficaci.
(L) Infatti. La Defusione delle Emozioni, quindi l’eliminazione dello stress emotivo, è uno dei primi passi che normalmente si mostra nel Neuro-Training. E’ un aspetto che ha a che fare con la neurologia, e alla fine con la stessa natura ed identità umana. Vediamo se riusciremo ad educare le macchine a comprenderci, e allenarle ad aiutarci a comprenderci meglio a nostra volta. Grazie Francesco, è stato veramente un viaggio affascinante questo in cui ci hai accompagnato.
Livelli Nascosti del Cervello e Scelta Consapevole
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Ogni essere umano dispone di una capacità genetica innata, senza la quale non resteremmo vivi neanche un secondo. Andrew D. Verity, il fondatore del Neuro-Training, la descriveva come “la capacità di integrare e di cambiare stato“.
Ed è apparentemente strano, ma assolutamente logico una volta che si entra in tutto ciò che è legato alla mente, che questa capacità di vitale importanza, che ognuno di noi usa in modo automatico, continuo e in ogni situazione, ci sia fondamentalmente sconosciuta ed invisibile, e quanto poco siamo abituati a migliorarla e a guidarla.
Andrew chiamava questa capacità Stati Profondi. Essa é in sostanza il linguaggio utilizzato da quel 97% di attività subconscia del nostro cervello e più in generale del nostro sistema nervoso, che in automatico regola le funzioni vitali come il respiro e il ritmo cardiaco, le nostre reazioni automatiche, le dinamiche emotive, eccetera. Regola quindi tutto ciò che sta al di sotto del nostro dialogo cosciente.
Guidando le nostre reazioni automatiche e le nostre dinamiche emotive, ovviamente gli Stati Profondi determinano in larga parte la nostra capacità di adattarci con successo o meno a tutto ciò che ci succede, e sono una parte fondamentale del Neuro-Training, che è infatti un allenamento del Sistema Nervoso per reagire in modo positivo ed efficace all’inaspettato, utilizzando la nostra Intelligenza e aumentandola attraverso l’esperienza.
I Livelli Nascosti del Cervello di cui abbiamo parlato nei precedenti articoli, e che costituiscono quei processi che collegano in modo automatico la percezione all’azione, sono controllati dagli Stati Profondi, e ne parlano il linguaggio.
Gli Stati Profondi sono una parte del cervello, ma non dipendono da nessuna specifica parte di esso o delle sue funzioni, e come detto possono essere usati per influenzare e anche cambiare le nostre risposte attraverso gli input integrativi che possiamo creare con la Scelta.
I Livelli Profondi del Cervello vengono infatti principalmente ricondizionati dalla nostra capacità di fare scelte. Se invece non scegliamo, ripetiamo costantemente i nostri vecchi modelli di comportamento, solitamente difensivi, ottenendo gli stessi vecchi risultati.
Scelta Consapevole e cambiamento dei Livelli Nascosti diventano insieme uno strumento formidabile, utilizzato nelle sessioni di Neuro-Training per fare esperienza di noi stessi, prendere il controllo delle nostre reazioni, apprendere dalle esperienze e migliorare la nostra efficacia.
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I Livelli Nascosti del Cervello si rivelano attraverso il Linguaggio
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Durante una recente conversazione, mi sono soffermato sull’ambivalenza del termine inglese (to) yield, che può significare sia “arrendersi” che “raccolto”.
Il modo in cui le parole si formano attorno ai concetti che rappresentano mostra da sempre gli schemi mentali attraverso cui gli umani percepiscono e strutturano la loro comprensione della realtà. Ad esempio chi ha una buona conoscenza di greco e latino ha ben chiari alcuni di questi meccanismi di costruzione etimologica.
In Italiano, un’altra parola che rappresenta una Dicotomia è, per esempio, “ospite”, che indica sia la persona che ospita che quella che viene ospitata.
Di fatto, Dicotomie, Similitudini o Traslati, sono alla base di come si trasforma nel tempo il significato che attribuiamo alle parole.
Tuttavia l’ambivalenza del termine yield aggiunge a questo quadro, un elemento di azione che è specchio dell’attività dei Livelli Nascosti, cioè delle funzioni cerebrali che collegano Percezione e, appunto Azione. Vedremo anche che questa azione collegata a yield viene elaborata pure in un argomento specifico del Modello Tradizionale Cinese.
DICOTOMIA COME FONDAMENTO DELLA REALTA’
In generale, le Dicotomie sono alla base della stessa realtà che viviamo. Il giorno esiste perché si contrappone alla notte, il caldo perché si oppone al freddo, il maschio perché è diverso dalla femmina, e così via. Senza questo gioco di opposti, vivremmo in un realtà “piatta”. Il nostro cervello, e più in generale il nostro sistema nervoso, percepiscono ed interpretano a loro volta la realtà, creando categorie di cui gli opposti costituiscono la struttura. Normalmente ognuno di noi ha reazioni e meccanismi preferenziali di fronte alle Dicotomie. Preferiamo magari il caldo al freddo, il mattino alla sera, il mare alla montagna, eccetera. Tuttavia riconosciamo che alcune situazioni e contesti richiedono scelte diverse dalle nostre preferenze abituali. Per esempio, possiamo preferire generalmente la lotta alla fuga, ma se le circostanze sono insostenibili, scappiamo. La Scelta è quindi un aspetto chiave quando ci si confronta con la Dicotomia, ossia con la struttura stessa della realtà che viviamo.
Inoltre, le Dicotomie non emergono solo nel linguaggio verbale, ma anche in quello fisico. Resa ed esultanza, per esempio, vengono espresse con lo stesso gesto, alzando le braccia.
SCELTA COME ASPETTO CHIAVE
(To) yield, in questo contesto, ci mostra non solo due significati opposti, dicotomici, dello stesso termine, ma anche il fatto che sono collegati tra loro in termini di azione e di risultato. Infatti noi “raccogliamo” quando ci “arrendiamo” al fatto che non possiamo aspettare oltre, che è arrivato infine il momento di agire, che non possiamo ottenere di più da una situazione ormai matura, e che andando avanti questa potrà più facilmente declinare che crescere . E’ il “vendi, guadagna e pentiti” di chi gioca in Borsa, l’opposto del “chi troppo vuole nulla stringe”. Indica il momento in cui smettiamo di pretendere che le cose siano come vorremmo, e accentandole invece per quelle che sono, siamo quindi in grado di avvantaggiarcene. Alle volte il guadagno è, semplicemente, “raccogliere le proprie cose ed andarsene”, per uscire da una situazione che non porterà a niente di positivo, o, per tornare alla Borsa, vendere in perdita quando si supera uno stop loss. In questi casi, non è quasi mai facile accettare la sconfitta, perché emotivamente tendiamo a guardare al costo sostenuto, e a prendere come una sconfitta personale e identitaria il fatto di aver sbagliato a fare l’investimento, sia esso un asset, un lavoro, un business, una relazione, un campo di studi.
IL POTERE E LA SCELTA NEL MODELLO TRADIZIONALE CINESE
Dicevo che c’è una parte specifica del Modello Tradizionale Cinese che si collega a questo argomento, ed è costituito dai Simboli del Potere del Tao Te Ching, su cui Andrew D. Verity, il creatore del Neuro-Training, ha lavorato a lungo.
Mentre gli I Ching rappresentano più l’alternanza delle forze presenti in natura, e il loro scorrere attraverso il tempo, il Tao Te Ching rappresenta il modo in cui queste forze naturali si strutturano e possono essere guidate attraverso la Scelta. La Dicotomia di (to) yield è perfettamente in linea con la qualità intrinseca di queste forze.
Quello che segue, e in cui potete osservare questa modalità di gestione del potere personale, basata sulla consapevolezza della Dicotomia, è la descrizione di uno degli 81 Simboli che compongono il Tao Te Ching, il Ventiduesimo intitolato “L’umiltà che eleva”.
“Se ti pieghi ti conservi,
se ti curvi ti raddrizzi,
se t’incavi ti riempi,
se ti logori ti rinnovi,
se miri al poco ottieni
se miri al molto resti deluso.
Per questo il santo preserva l’Uno
e diviene modello al mondo.
Non da sé vede perciò è illuminato,
non da se s’approva perciò splende,
non da sé si gloria perciò ha merito,
non da sé s’esalta perciò a lungo dura.
Proprio perché non contende
nessuno al mondo può muovergli contesa.
Quel che dicevano gli antichi:
se ti pieghi ti conservi,
erano forse parole vuote?
In verità, integri tornavano.”
E questo tipo di contenuti, a dispetto della loro cripticità tipicamente cinese, viene spesso utilizzata dal sistema nervoso dei miei clienti nel lavoro in sessione di Neuro-Training, come Metafora per il raggiungimento dei loro obiettivi.
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Perché dovresti avere il controllo dei Livelli Nascosti del Cervello
Pubblicato in News.
Questo articolo, tratto dai testi scritti da Andrew D. Verity poco tempo prima della sua scomparsa, rappresenta il seguito di quello già pubblicato su questo sito, che puoi trovare qui: L’accesso ai Livelli Nascosti del Cervello e il Neuro-Training
Noi ci strutturiamo internamente usando delle programmazioni che non mettiamo mai in discussione e che perciò crediamo vere. Questo crea il senso che le nostre esperienze siano in qualche modo fissate o preordinate per avvenire in un certo modo.
La maggior parte delle persone costruisce la propria realtà e il modo in cui la rappresenta come se si trattasse di un processo casuale. Non gli è mai stato insegnato che sono esse stesse a creare la loro realtà, e non le circostanze che incontrano.
Perciò ora diamo un’occhiata ai processi coinvolti nella creazione delle nostre esperienze, in modo da poterle cambiare e diventare così una versione migliore di voi stessi.
Il primo punto da ricordare è che il subconscio è pigro. Non vuole dover mantenere percorsi complicati. Questa è la ragione di ciò che la maggior parte di noi finisce per essere, per il fatto che seguiamo i sentieri più semplici. E ciò che in realtà ci condiziona non è che i percorsi che seguiamo sono i più semplici, ma che non prendiamo in considerazione altri percorsi.
Come persone sviluppiamo caratteristiche che chiamiamo personalità. Usiamo la nostra personalità come il riferimento primario per chi pensiamo di essere, ma non andiamo mai a cambiare quella personalità per poter essere qualcuno o qualcosa che scegliamo. Perciò la nostra vita diventa una quotidiana ripetizione di abitudini.
Dobbiamo guardare a ciò di cui necessitiamo per creare nuove esperienze di vita, anziché semplicemente desiderare di averle.
Ogni obiettivo a cui pensiamo, ogni desiderio che vogliamo esaudire e ogni percezione di com’è la nostra vita, deriva dalle costruzioni nei livelli nascosti. Se riusciamo a imparare come cambiare i processi nei livelli nascosti, abbiamo una maggiore possibilità di migliorare la nostra esperienza di vita.
La domanda diventa: “Vuoi cambiare la tua esperienza di vita?”. Ma in realtà siamo già talmente condizionati dalle nostre stesse risposte abituali che arriviamo a credere di non aver bisogno di voler cambiare.
Non appena credi di essere dove vuoi essere, due sono le cose. O non stai facendo dei cambiamenti, o stai semplicemente scivolando indietro, in una vita con una sempre minore quantità di nuove esperienze. O entrambe queste cose.
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