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Autore: Coll2019

I Livelli Nascosti del Cervello si rivelano attraverso il Linguaggio

 

Durante una recente conversazione, mi sono soffermato sull’ambivalenza del termine inglese (to) yield, che può significare sia “arrendersi” che “raccolto”.
Il modo in cui le parole si formano attorno ai concetti che rappresentano mostra da sempre gli schemi mentali attraverso cui gli umani percepiscono e strutturano la loro comprensione della realtà. Ad esempio chi ha una buona conoscenza di greco e latino ha ben chiari alcuni di questi meccanismi di costruzione etimologica.
In Italiano, un’altra parola che rappresenta una Dicotomia è, per esempio, “ospite”, che indica sia la persona che ospita che quella che viene ospitata.
Di fatto, Dicotomie, Similitudini o Traslati, sono alla base di come si trasforma nel tempo il significato che attribuiamo alle parole.
Tuttavia l’ambivalenza del termine yield aggiunge a questo quadro, un elemento di azione che è specchio dell’attività dei Livelli Nascosti, cioè delle funzioni cerebrali che collegano Percezione e, appunto Azione. Vedremo anche che questa azione collegata a yield viene elaborata pure in un argomento specifico del Modello Tradizionale Cinese.

DICOTOMIA COME FONDAMENTO DELLA REALTA’

In generale, le Dicotomie sono alla base della stessa realtà che viviamo. Il giorno esiste perché si contrappone alla notte, il caldo perché si oppone al freddo, il maschio perché è diverso dalla femmina, e così via. Senza questo gioco di opposti, vivremmo in un realtà “piatta”. Il nostro cervello, e più in generale il nostro sistema nervoso, percepiscono ed interpretano a loro volta la realtà, creando categorie di cui gli opposti costituiscono la struttura. Normalmente ognuno di noi ha reazioni e meccanismi preferenziali di fronte alle Dicotomie. Preferiamo magari il caldo al freddo, il mattino alla sera, il mare alla montagna, eccetera. Tuttavia riconosciamo che alcune situazioni e contesti richiedono scelte diverse dalle nostre preferenze abituali. Per esempio, possiamo preferire generalmente la lotta alla fuga, ma se le circostanze sono insostenibili, scappiamo. La Scelta è quindi un aspetto chiave quando ci si confronta con la Dicotomia, ossia con la struttura stessa della realtà che viviamo.
Inoltre, le Dicotomie non emergono solo nel linguaggio verbale, ma anche in quello fisico. Resa ed esultanza, per esempio, vengono espresse con lo stesso gesto, alzando le braccia.

SCELTA COME ASPETTO CHIAVE

(To) yield, in questo contesto, ci mostra non solo due significati opposti, dicotomici, dello stesso termine, ma anche il fatto che sono collegati tra loro in termini di azione e di risultato. Infatti noi “raccogliamo” quando ci “arrendiamo” al fatto che non possiamo aspettare oltre, che è arrivato infine il momento di agire, che non possiamo ottenere di più da una situazione ormai matura, e che andando avanti questa potrà più facilmente declinare che crescere . E’ il “vendi, guadagna e pentiti” di chi gioca in Borsa, l’opposto del “chi troppo vuole nulla stringe”. Indica il momento in cui smettiamo di pretendere che le cose siano come vorremmo, e accentandole invece per quelle che sono, siamo quindi in grado di avvantaggiarcene. Alle volte il guadagno è, semplicemente, “raccogliere le proprie cose ed andarsene”, per uscire da una situazione che non porterà a niente di positivo, o, per tornare alla Borsa, vendere in perdita quando si supera uno stop loss. In questi casi, non è quasi mai facile accettare la sconfitta, perché emotivamente tendiamo a guardare al costo sostenuto, e a prendere come una sconfitta personale e identitaria il fatto di aver sbagliato a fare l’investimento, sia esso un asset, un lavoro, un business, una relazione, un campo di studi.

IL POTERE E LA SCELTA NEL MODELLO TRADIZIONALE CINESE

Dicevo che c’è una parte specifica del Modello Tradizionale Cinese che si collega a questo argomento, ed è costituito dai Simboli del Potere del Tao Te Ching, su cui Andrew D. Verity, il creatore del Neuro-Training, ha lavorato a lungo.
Mentre gli I Ching rappresentano più l’alternanza delle forze presenti in natura, e il loro scorrere attraverso il tempo, il Tao Te Ching rappresenta il modo in cui queste forze naturali si strutturano e possono essere guidate attraverso la Scelta. La Dicotomia di (to) yield è perfettamente in linea con la qualità intrinseca di queste forze.

Quello che segue, e in cui potete osservare questa modalità di gestione del potere personale, basata sulla consapevolezza della Dicotomia, è la descrizione di uno degli 81 Simboli che compongono il Tao Te Ching, il Ventiduesimo intitolato “L’umiltà che eleva”.

“Se ti pieghi ti conservi,
se ti curvi ti raddrizzi,
se t’incavi ti riempi,
se ti logori ti rinnovi,
se miri al poco ottieni
se miri al molto resti deluso.
Per questo il santo preserva l’Uno
e diviene modello al mondo.
Non da sé vede perciò è illuminato,
non da se s’approva perciò splende,
non da sé si gloria perciò ha merito,
non da sé s’esalta perciò a lungo dura.
Proprio perché non contende
nessuno al mondo può muovergli contesa.
Quel che dicevano gli antichi:
se ti pieghi ti conservi,
erano forse parole vuote?
In verità, integri tornavano.”

E questo tipo di contenuti, a dispetto della loro cripticità tipicamente cinese, viene spesso utilizzata dal sistema nervoso dei miei clienti nel lavoro in sessione di Neuro-Training, come Metafora per il raggiungimento dei loro obiettivi.

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Perché dovresti avere il controllo dei Livelli Nascosti del Cervello


Questo articolo, tratto dai testi scritti da Andrew D. Verity poco tempo prima della sua scomparsa, rappresenta il seguito di quello già pubblicato su questo sito, che puoi trovare qui: L’accesso ai Livelli Nascosti del Cervello e il Neuro-Training

 

Noi ci strutturiamo internamente usando delle programmazioni che non mettiamo mai in discussione e che perciò crediamo vere. Questo crea il senso che le nostre esperienze siano in qualche modo fissate o preordinate per avvenire in un certo modo.

La maggior parte delle persone costruisce la propria realtà e il modo in cui la rappresenta come se si trattasse di un processo casuale. Non gli è mai stato insegnato che sono esse stesse a creare la loro realtà, e non le circostanze che incontrano.

Perciò ora diamo un’occhiata ai processi coinvolti nella creazione delle nostre esperienze, in modo da poterle cambiare e diventare così una versione migliore di voi stessi.

Il primo punto da ricordare è che il subconscio è pigro. Non vuole dover mantenere percorsi complicati. Questa è la ragione di ciò che la maggior parte di noi finisce per essere, per il fatto che seguiamo i sentieri più semplici. E ciò che in realtà ci condiziona non è che i percorsi che seguiamo sono i più semplici, ma che non prendiamo in considerazione altri percorsi.

Come persone sviluppiamo caratteristiche che chiamiamo personalità. Usiamo la nostra personalità come il riferimento primario per chi pensiamo di essere, ma non andiamo mai a cambiare quella personalità per poter essere qualcuno o qualcosa che scegliamo. Perciò la nostra vita diventa una quotidiana ripetizione di abitudini.

Quando ci troviamo di fronte a qualcosa di inusuale la giudichiamo come una minaccia e ricadiamo nel nostro codice di sopravvivenza. A questo punto perdiamo la nostra capacità di scelta e i livelli profondi prendono il controllo, creando di fatto ciò di cui stiamo facendo esperienza. La libreria nei nostri livelli nascosti prende il controllo, di nuovo!

Dobbiamo guardare a ciò di cui necessitiamo per creare nuove esperienze di vita, anziché semplicemente desiderare di averle.

Ogni obiettivo a cui pensiamo, ogni desiderio che vogliamo esaudire e ogni percezione di com’è la nostra vita, deriva dalle costruzioni nei livelli nascosti. Se riusciamo a imparare come cambiare i processi nei livelli nascosti, abbiamo una maggiore possibilità di migliorare la nostra esperienza di vita.

La domanda diventa: “Vuoi cambiare la tua esperienza di vita?”. Ma in realtà siamo già talmente condizionati dalle nostre stesse risposte abituali che arriviamo a credere di non aver bisogno di voler cambiare.

Non appena credi di essere dove vuoi essere, due sono le cose. O non stai facendo dei cambiamenti, o stai semplicemente scivolando indietro, in una vita con una sempre minore quantità di nuove esperienze. O entrambe queste cose.

Potrebbe sembrare un aspetto non importante da considerare, ma mentre la quantità di esperienze che fai diminuisce, il tuo sistema nervoso inizia a deteriorarsi.

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Londra come osservatorio per il Neuro-Training: cambiamento post-Covid, Brexit e nuovi linguaggi

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🌍 In questi ultimi mesi sono riuscito a mettere in atto la decisione che avevo già preso a inizio anno. Il contesto nazionale ed internazionale del Neuro-Training, e quello mio personale, in questi anni sono cambiati radicalmente.

📍 La data chiave è stata il 9 Febbraio di quest’anno, il giorno in cui è morto Andrew Verity, il padre di questa disciplina, ed è lo stesso giorno in cui ho deciso, poche ore prima di sapere della sua scomparsa, di fare un cambiamento importante trasferendomi da Bologna a Cagliari, con anche l’idea forte di riuscire così a venire regolarmente a Londra.

🔍 In questa scelta ha giocato, più di qualsiasi altra cosa, la consapevolezza che nel nostro lavoro come Neuro-Trainer, per chi lavora sulla capacità di adattamento e di decisione nelle situazioni complesse, poter osservare il cambiamento in anticipo fornisce un vantaggio competitivo enorme.

🧭 Questo vale ancora di più in un’attività di consulenza personale, di accompagnamento o di formazione. Non basta conoscere concetti, tecniche o modelli. Serve una qualità di osservazione fine: la capacità di leggere il contesto, di cogliere i segnali prima che diventino evidenti, di percepire in anticipo quali concetti e trend stanno prendendo piede nell’ambiente che ci circonda.

🏙️ In questo senso, Londra rappresenta per me un osservatorio prezioso e fondamentale. Non perché sia “migliore” in assoluto, ma perché rende più visibili i processi che poi arrivano, con tempi e forme diverse, anche in Italia. Per me Londra rappresenta, da quando ci ho messo piede la prima volta nel 2018, una possibilità di osservazione professionale continua.

Londra dopo il Covid

🔄 A fine 2022, Londra, come l’Italia, trasmette con chiarezza una sensazione particolare: l’emergenza sanitaria è finita, prima che da noi, ma la transizione no. La città è tornata pienamente attiva, tuttavia ciò che osservo nelle parole e nei gesti delle persone, dice che averla vissuta in un luogo così grande, porta oggi a senso di liberazione, ma anche alla consapevolezza che niente tornerà completamente come prima. E mi conferma che la resilienza è diventata ancora di più un valore fondamentale.

🧠 In Italia, nel mio lavoro, vedo che sono cambiati i ritmi, le aspettative, le soglie di tolleranza, la relazione tra presenza, lavoro, tempo e fatica. C’è stato un cambiamento sottile ma potente nel modo in cui le persone funzionano. Molti professionisti sono in difficoltà perché il livello di adattamento che il nuovo contesto richiede prima di tutto di comprendere cosa è cambiato, e dopo di declinare i valori trasformandoli in scelte. Prima era tutto molto più semplice, automatico. Su questo potrei parlare a lungo.

⚖️ Questo punto è centrale. Nel lavoro con le persone, e ancora di più nella formazione di chi un domani vorrà lavorare con le persone, bisogna separare comprensione e adattamento. Si può e si deve prima comprendere il cambiamento in atto, ma senza pre-giudicarlo attraverso i propri bias, per poi capire come declinare i propri valori nel nuovo contesto, e per poterlo fare si deve avere la Struttura necessaria per reggerlo bene sul piano fisico, emotivo e mentale.

📌 È uno dei motivi per cui un luogo veloce come Londra è utile: rende più visibile il fatto che oggi il problema è cognitivo e strutturale insieme. Non riguarda solo le idee, ma la capacità concreta di reggere pressione, velocità, ambiguità, ridefinizione dei ruoli e spostamento continuo degli obiettivi, perché se il contesto cambia, cambiano necessariamente anche gli obiettivi.

📍E’ fondamentale la creazione di una nuova capacità euristica, la capacità di stare in un flusso, di mantenere la propria identità restando flessibili, di ridefinire costantemente quali sono i principi di efficacia. Forse in questo avrà un ruolo quella Intelligenza Artificiale di cui ho iniziato a sentir parlare questa estate.

Brexit non ha spento Londra: ha reso più visibili attriti, selezione e qualità delle connessioni

🇬🇧 La Brexit fa parte di questo quadro. Guardando oggi Londra sotto questo aspetto, avverto frizione, l’aria è quella di una festa che è finita. Rispetto al 2018 percepisco più rigidità nel modo in cui si costruiscono le connessioni. Da molte parti si critica il Sindaco, Sadiq Khan. Ma penso che sia difficile mantenere gli standard, governando una realtà così complessa, quando le decisioni che passano sopra la tua testa tolgono risorse e possibilità.

🔍 Per esperienza, so che quando un contesto economico e sociale perde una parte della sua fluidità, emergono i meccanismi e le interdipendenze, e di conseguenza vengono condizionate le relazioni. Anche questo, per chi vuole avvicinarsi a un lavoro di consulenza personale o evolutiva, dovunque lo svolga, costituisce una esperienza ed è una sensibilità importante.

🧩 In un contesto più complesso bisogna saper leggere, scegliere, e connettersi meglio. Il Covid ci ha insegnato quanto possiamo diventare interdipendenti nelle situazioni difficili. Questo vale per le città, per i sistemi professionali e ancor più per le persone che ne fanno parte. Quando la realtà si fa più esigente, la resilienza e la qualità delle relazioni diventano fondamentali.

🌐 Oggi per me osservare Londra significa osservare un ambiente che mostra con chiarezza che quando il contesto si trasforma, emerge il valore di chi ha identità, forma e struttura proprie, di chi si adatta, evolve e cresce, e che si indebolisce chi vive di automatismi non consapevoli. E questa è la struttura stessa della vita.

Il confronto in ambiente professionale come strumento di lettura

🤝 Una parte importante di questa esperienza è il confronto diretto con professionisti italiani che vivono e lavorano a Londra. Sto già costruendo relazioni con persone che operano in ambiti diversi, e tra queste anche con giornalisti italiani che vi lavorano. Per me questo ha il valore non solo di raccogliere informazioni, ma di raffinare la lettura che ho del presente.

📰 Chi vive Londra e allo stesso tempo mantiene uno sguardo italiano, ho la sensazione che percepisca con particolare chiarezza differenze di linguaggio, di postura, di organizzazione mentale, di aspettative e possibilità professionali. E chi svolge una professione intellettuale, o in ambito aziendale, ha spesso il vantaggio ulteriore di vivere immerso in modo costante nei segnali, nelle tensioni emergenti, negli spostamenti del discorso pubblico e nei cambiamenti di sensibilità, culturale e decisionale.

👁️ Per questo, queste conversazioni per me sono parte di un lavoro di osservazione. Aiutano a distinguere ciò che è tendenza e ciò che è movimento di fondo. Aiutano a non vedere Londra in modo mitizzato e l’Italia in modo isolato. Aiutano a vedere le differenze e, soprattutto, a cogliere in anticipo ciò che può avere ricadute anche nel lavoro svolto qui.

📍 Per chi sta pensando di avvicinarsi a un percorso come quello del Neuro-Training, questo è un punto chiave. Lavorare con le persone non significa solo percepire il loro vissuto e applicare una metodologia. Significa connettere esperienza, osservazione e metodo, sviluppando una lettura tale da comprendere in che tipo di mondo le persone si orientano, scelgono e si adattano con successo.

Allenare adattamento, lucidità e capacità di scelta nei contesti che cambiano

🧠 Il percorso di ricerca del Neuro-Training riguarda il funzionamento umano, la lucidità, l’adattività e la capacità di risposta nei contesti complessi, e per questo i luoghi in cui la complessità si manifesta in modo particolarmente leggibile sono preziosi. Londra svolge questa funzione. Permette di osservare con maggiore anticipo alcuni spostamenti. Permette di confrontarmi con persone che vivono traiettorie professionali e culturali più esposte. E mi permette di riportare in Italia una diversa e migliore qualità di osservazione, consapevolezza e sguardo.

🎓 E questo ha un valore particolare anche per il College. Perché chi si avvicina oggi al Neuro-Training non acquisisce solo uno strumento. Sviluppa, e deve sviluppare, un livello più profondo di osservazione, di orientamento e di presenza. Soprattutto per se stesso.
Molti dei futuri Neuro-Trainer, probabilmente, non arriveranno da un percorso lineare. Possono più probabilmente essere professionisti che operano in diversi settori, persone che hanno già vissuto una esperienza di successo, e sono appassionati al lavoro nella consulenza, nella formazione, nella relazione, o nella gestione di responsabilità, focalizzandosi sulla  comprensione della realtà e scegliendo di passare a un livello più profondo, strutturale, umano ed essenziale.

🧭 Per chi ha questo tipo di orientamento, leggere il contesto è ancora più fondamentale che leggere la persona. Oggi accompagnare gli altri non significa soltanto aiutarli a stare meglio. Significa aiutarli a funzionare meglio in una realtà che cambia rapidamente e che richiede più adattività, più tenuta, più lucidità, e meno automatismi. Più stare nel presente che nel passato.

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🔎 Se senti che il tuo percorso professionale potrebbe evolvere verso un lavoro più profondo con le persone, il primo passaggio è affinare lo sguardo. Comprendere meglio il contesto, e poi scegliere una disciplina. Diventare più lucido nel leggere ciò che sta cambiando fuori e dentro l’esperienza umana.

🌱 Il Neuro-Training College nasce da una domanda più seria sul funzionamento reale delle persone nei contesti che cambiano. Andrew Verity ci ha insegnato questo.

📌 Se senti affinità con questa prospettiva, continua a seguire i contenuti del College. Spesso un nuovo percorso, personale e professionale, comincia in modo diverso da come avevamo immaginato.

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Per una prima sessione individuale introduttiva, visita il nuovo sito www.neuro-training.it e compila il form per ricevere una consulenza personale gratuita.

Neuro-Training, uno sguardo d’insieme

Il Neuro-Training è una disciplina, strutturata come applicazione pratica delle neuroscienze, che attraverso un modello di consulenza opera per l’eliminazione dello stress, il miglioramento della performance e il raggiungimento degli obiettivi personali e professionali, individuali, familiari e di gruppo.
E’ stata formata a partire dal 2006 da Andrew Douglas Verity (1954-2022), Kinesiologo, Iridiologo, Omeopata e Naturopata Australiano, sulla base del suo precedente standard chiamato Educative Alternatives.

Il nome, letteralmente “allenamento neurologico”, deriva dal fatto che si tratta in sostanza di un allenamento del sistema nervoso, svolto sia attraverso protocolli, che seguono schemi genetici, alcuni dei quali mutuati dal Modello Tradizionale Cinese, sia attraverso procedure comportamentali che utilizzano la verifica della risposta muscolare come strumento di comunicazione col sistema nervoso del cliente.

Il Neuro-Training quindi viene anche definito un “coaching attraverso i muscoli”, come una tecnica di self-hacking, e come una disciplina bionaturale per la crescita personale, e come “un modo per aiutare la persona a recuperare e andare oltre ai vari eventi della vita che la hanno condizionato a rispondere in modo prevedibile“, laddove per “prevedibile” si intende abitudinario e quindi non efficace.

 

Origine

L’esperienza da cui nasce il Neuro-Training origina dal padre di Andrew Douglas Verity, il ricercatore e Chirologo Australiano Andrew Erik Verity (1930-2018). Questi iniziò a definire alcuni aspetti delle difese mentali primarie dell’individuo, e le modalità per la loro efficace eliminazione.

Questa definizione, unita alla verifica della risposta muscolare, ha dato origine alla serie Blueprint, l’insieme di tecniche e di seminari che costituisce, insieme ad altri creati da Andrew Douglas Verity, il nucleo originario del Neuro-Training.

 

Autore

Andrew Douglas Verity ha vissuto gran parte della sua vita nella sua città natale, Melbourne, dove si è formato ed ha praticato in età giovanile l’arte orafa, e successivamente si è qualificato come Naturopata, Iridiologo, Omeopata e Kinesiologo.
E’ stato Presidente della IASK (International Association of Specialized Kinesiologist) dal 1994 al 1999.
Ha compiuto studi e si è specializzato in Personologia e Programmazione Neurolinguistica.

Dal 2006 ha presentato i corsi di Neuro-Training nei College e nelle scuole esistenti nei vari paesi, tra cui l’Australia, la Norvegia, la Germania, la Svizzera e la Spagna. L’Italia, in particolare, è il paese europeo in cui ha insegnato il maggior numero di ore dei suoi corsi avanzati, e col maggior numero di persone.

Nella sua attività professionale, per una decina d’anni e fino alla sua scomparsa, ha fra l’altro operato come consulente per una importante parte della famiglia reale dell’Emiro del Kuwait.

 

Modello

Il Neuro-Training segue un modello educativo e di consulenza, diverso quindi da quello terapeutico.
E’ dichiaratamente orientato alla soluzione e non al problema. Appaiono prioritari nel percorso formativo gli obiettivi di miglioramento della capacità di recupero e di competenza del sistema nervoso, e quindi della qualità della vita e dell’autorità personale.
L’aspetto fondamentale nel Neuro-Training è il lavoro per Contesti, in quanto è evidente come il Sistema Nervoso, e quindi l’essere umano, funzionano e operano in modo diverso a seconda del Contesto in cui si trovano. Particolarmente rilevanti fra i Contesti sono i Valori (in quanto i Contesti stessi sono insiemi di Valori), gli Obiettivi, e la Soppressione, ossia la non espressione della persona, che viene vista come origine di ogni adattamento inefficace alla realtà.

Il modello contestuale di base del Neuro-Training è rappresentato da un Modello dei Principi Universali, che è stato sviluppato da Andrew Douglas Verity partendo dalla relazione tra Fisico, Emotivo e Mentale, i tre livelli fondamentali di funzionamento dell’essere umano.

 

Livelli formativi

Il Neuro-Training comprende tre livelli formativi.

Il primo livello è costituito dai Corsi di Riconnessione (Activation Workshops), composti da protocolli, che utilizzano, a seconda dell’obiettivo del corso e della tecnica insegnata, riflessi nervosi di diversa origine (neurolinfatici, neurovascolari, spinali, fusi neuromuscolari, organi tendinei del Golgi e altri), spesso uniti a delle sfide neurologiche (tipicamente l’attivazione di aree specifiche del corpo attraverso il tocco o il movimento). Sono normalmente corsi di autotrattamento aperti a tutti, e il loro contenuto viene utilizzato dai professionisti nelle sessioni con i clienti.

Il secondo livello è costituito dal SONT  (Solution Oriented Neuro-Training, Neuro-Training Orientato alla Soluzione), un percorso di crescita personale composto principalmente da cinque Workshop di quattro giorni ciascuno, in cui viene insegnato il test kinesiologico, al termine del quale viene rilasciato il titolo di Neuro-Trainer, e che, in accordo con le legislazioni locali, costituisce la base per l’utilizzo professionale della disciplina.

Il terzo livello è costituito da dei Workshop Avanzati, circa una quarantina, normalmente di quattro giorni, in cui vengono approfondite varie tematiche legate al miglioramento dell’adattamento, e al completamento dei quali si ottiene il riconoscimento di ulteriori qualifiche: Professional, Advanced e Neuro-Training Master.

 

Applicazioni

Uno dei campi in cui il Neuro-Training risulta maggiormente applicato è quello della consulenza a manager e professionisti per l’eliminazione dello stress, il miglioramento della performance e il raggiungimento degli obiettivi.
Trova inoltre applicazione in campo sportivo, e laddove si voglia ottenere come obiettivo una maggiore efficacia.

 

Diffusione

Il Neuro-Training si è originato in Australia a Melbourne.
Gli altri istituti dove è stato insegnato si trovano in Sud Africa, Spagna, Italia, Svizzera, Germania e Norvegia.

 

Certificazioni e aspetti normativi

In Italia il Neuro-Training è soggetto alla disciplina della Legge 14.1.2013 n. 4. Il fatto che ricada in questa disciplina, rende non legale, oltre che inesatto a un punto di vista etico e pratico, catalogarlo in Italia tra le medicine, o le forme di psicologia, o qualsivoglia forma di terapia.

In generale si può osservare a livello normativo e di riconoscimento, permanga in alcuni paesi una sorta di equivoco sul Neuro-Training come attività professionale, che porta a inquadrarlo nel campo delle discipline “alternative” o “olistiche”, nonostante queste definizioni non corrispondano al suo contenuto.

 

Sviluppo in Italia

Sin dagli anni ’90 i corsi di Educative Alternatives prima, e dal 2006 quelli di Neuro-Training, sono stati insegnati in Italia. Dal 2013 è operativo a Bologna il College Italiano, che ha rilasciato più di cinquanta qualifiche in Neuro-Training. Attualmente la formazione viene svolta principalmente online.

La direzione in cui il College sta sviluppando la disciplina riguardano principalmente gli studi su il rapporto tra Intelligenza Naturale ed Intelligenza Artificiale e le applicazioni pratiche delle neuroscienze.

Oltre a questo sito del College Italiano, che contiene le informazioni generali e sulla formazione in Neuro-Training, è anche possibile accedere alla pagina neuro-training.it per ricevere informazioni sulle sessioni individuali e di gruppo e i servizi di consulenza.

 

Bibliografia
Andrew Erik Verity, The Monkey’s Child, Bloomington, Authorhouse, 2014, ISBN 14-96-99487-6.
Andrew Douglas Verity, The Efficent CEO Brain, Broomfield, Global Publishing Group, 2019,
ISBN 19-25-28828-5.

Andrew Verity nel ricordo dei suoi migliori colleghi e studenti – Marzia Lorini

 

Al mio risveglio il 9 febbraio la notizia che non avrei mai voluto sentire… che avevi lasciato questo mondo.
Ho cominciato a pensare alla nostra conoscenza, cominciata nell’Ottobre 2006 con il seminario di Integration e la presentazione del Neuro-Training, evoluzione del tuo Educative Alternatives.
Ero così agitata, le aspettative erano alte, e incerte insieme.

Avevo cercato di capire com’eri dai racconti di chi aveva già frequentato i tuoi corsi, ma fu una sorpresa scoprire che eri anche meglio di come ti avevano descritto: uno studioso, un’insegnante generoso capace di rendere semplici anche i contesti più complicati, capace di trasformare anche la domanda più banale e fuori contesto in uno spunto per approfondire o spiegare da un’ulteriore prospettiva il tema affrontato.

Da quel giorno ho fatto i salti mortali per seguire i tuoi Workshop, non ho perso l’opportunità di essere presente nemmeno quand’ero “decisamente” incinta.
Negli anni più persone mi hanno chiesto perché non volevo perdere i tuoi seminari, chiedendomi se tu fossi come Hugh Jackman, ma la verità è che eri una persona meravigliosa. Non priva di difetti ma accogliente, ogni tuo corso era una nuova sfida, un modo per affrontare gli scogli che impediscono di cambiare e un modo nuovo per aiutare a migliorare.

Grazie a te ho capito:

quanto sia importante scegliere di prendersi le proprie responsabilità,

quanto sia importante uscire dalla modalità di sopravvivenza per cominciare a vivere la propria vita,

quanto la paura oscura la mente, e non protegge, ma blocca la vita,

che il corpo ha delle strategie, ma che possono essere cambiate,

ho imparato a non crederti ciecamente ma a verificare la validità dei tuoi insegnamenti,

ho imparato un metodo per entrare in contatto con il corpo e metterne in ordine i contesti,

ho imparato a trovare le difese attive e a disattivarle,

ho appreso una nuova professione e mi hai dato le chiavi per aprire le porte, dopo anni di ricerche,

mi hai insegnato e dimostrato che valgo.

I primi giorni dalla tua dipartita ho avuto la sensazione che tu fossi vicino, sensazione poi svanita, ma sei sempre una presenza nella mia mente e continuo a parlare con te e a porti domande come facevo nei messaggi e ora, non direttamente, mi rispondi attraverso quello che mi hai insegnato e che ha messo radici e che continua ad ampliare la mia capacità di adattamento.

Parafrasando una canzone di Guccini, voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora ti ascolto e come allora sorrido, e come consueto a inizio e fine corso ci abbracciamo.

Ciao Andrew, buon viaggio. Mi mancherai.

Andrew Verity nel ricordo dei suoi migliori colleghi e studenti – Laura Galli

 

Prima ho conosciuto il Neuro-Training. Un amico che avevo rivisto dopo anni
mi aveva parlato di questa disciplina con entusiasmo. Con curiosità ho
iniziato a frequentare alcuni corsi.

Quando Andrew ha tenuto i primi corsi a Bologna mi sono iscritta per
conoscere il creatore del Neuro-Training e seguirlo.
Ricordo che ero un po’ intimorita dal personaggio, stavo facendo i primi passi
e lui studiava e praticava da decenni. Mi misi in prima fila per vedere e capire
bene.
Quello che apprezzai da subito fu la sua grande ironia che rendeva divertenti
le ore trascorse insieme, la semplicità e la chiarezza nell’insegnare concetti
profondi e la pazienza, tanta pazienza quando non capivamo qualcosa o non
superavamo le resistenze al comprendere e allora ripeteva il concetto da
un’altra angolazione.
La cosa che mi ha colpito di più di Andrew è stata la capacità di “vedere” le
persone non guardarle solamente. Il suo sguardo profondo vedeva la
persona attraverso i tratti del suo volto, dalla sua postura, dal suo muoversi
nella stanza, da quello che diceva e da come lo diceva. A volte vedeva cose
che neanche le persone immaginavano di se stesse.

Sono stati anni molto belli, intensi, di studio e di crescita personale che mi
hanno permesso di affrontare dei momenti difficili con risorse che non sapevo
di possedere trovando dentro di me il sostegno necessario.
La cosa più importante che mi ha insegnato e che utilizzo quando faccio una
sessione è ascoltare la persona, fare le domande giuste per arrivare
all’origine del problema senza focalizzarmi solo sul disagio che la persona
vuole risolvere; e questo fa la differenza.

Mi mancano e mi mancheranno tantissimo i nostri incontri formativi, erano un
momento prezioso di sfida per acquisire nuove conoscenze, nuove
competenze per integrare al meglio il Neuro-Training.
Ciao Andrew, ovunque tu sia un abbraccio.

Andrew Verity nel ricordo dei suoi migliori colleghi e studenti – Alessia Tanzi

Professionalmente, Andrew è stato per me come un Padre.
Non solo nel senso che è stato per tanti anni il riferimento primario riguardo ai principi, le basi concettuali e le modalità su cui ho fondato il mio modo di operare e sostenere le persone nel viaggio della Vita. Un Padre anche perché l’intensità che ci ha legati, insieme a tutti i colleghi con cui ho studiato e lavorato negli ultimi 12 anni, era quella propria di una famiglia, una famiglia fondata in primis sulle affinità, ma anche su affetto e rispetto, di cui lui era capostipite e ispiratore.

La mia avventura con il Neuro-Training è cominciata nel 2010 e allora Andrew era ai miei occhi una specie di mostro sacro cui dovevo gli strumenti che stavo imparando a utilizzare. Dal 2014 ho avuto il privilegio di seguirlo da vicino spesso facendogli da interprete, interiorizzando così ancor più i suoi insegnamenti.

Perderlo è stato uno shock, anche perché nessuno di noi pensava se ne sarebbe andato così presto.

Mi riscalda sapere che Andrew continuerà a guidarci e ispirarci, ad aiutare attraverso di noi moltissime persone a fare della loro vita un viaggio creativo che vale veramente la pena di essere vissuto.

La sua Opera è unica e geniale: lo strumento che ha creato, il Neuro-Training, è la modalità più sofisticata che io abbia mai incontrato per supportare le persone nella loro evoluzione.
Sempre con un unico faro: quello di spronare la conoscenza, la consapevolezza di come possiamo come esseri umani non solo coltivare la salute fisica, ma soprattutto manifestarci nel nostro splendore, divenendo i creatori della nostra realtà, e non “un sintomo del proprio passato”, come diceva lui.

So di essere stata benedetta ad averlo incontrato sulla mia strada. So che i miei colleghi e colleghe condividono questo sentire, nessuno escluso.
Alessia

Andrew Verity nel ricordo dei suoi migliori colleghi e studenti – Walther Dal Pesco

“I ricordi fanno male” questa la reazione che ho avuto alla notizia della morte di Andrew: la speranza che il non pensare a lui mi avrebbe aiutato a superare il momento.

Nei giorni successivi, le telefonate dei compagni dei corsi di Neuro-Training si sono susseguite ed i ricordi erano lì, belli, luminosi, presenti, condivisi. Il dolore si è stemperato, le immagini dei momenti in cui Andrew ci raccontava le cose che solo lui sapeva si sono presentate come tasselli del percorso degli ultimi anni.

Dal 2015 ho frequentato i suoi corsi, a ben pensarci ho l’impressione che la nostra frequentazione sia anche più antica, non so perché, ma questo è quello che sento in questo momento. È come se le cose che lui ci ha raccontato, spiegato e dimostrato fossero già lì dentro di me, in un angolo nascosto, che io da solo non sarei mai stato in grado di recuperare e utilizzare.
Ricordo quello che ci ha detto sulla “Distruzione delle Paure”, forse era il primo corso a cui partecipavo, non capivo bene, all’inizio, ma in fondo sentivo che quella era la cosa che dovevo imparare a fare; come era stato quando da piccolo ero riuscito a cacciare via la paura del buio.

Più avanti, qualche corso dopo, mi ha comunicato un senso di libertà sul come utilizzare gli strumenti che ci regalava con l’unico intento di trovare la strada giusta per la persona con cui stavamo facendo la sessione.

Ha fatto tutto quanto in suo potere per far si che avessimo accesso alle sue conoscenze. A volte ho anche pensato di essere un pessimo allievo, lento nel capire le cose: oggi, a ripensarci, erano le cose che ci insegnava che avevano bisogno di tempo per essere assimilate.
Ogni volta che rileggo i manuali dei suoi corsi e gli appunti presi dalle sue spiegazioni c’è qualcosa di nuovo che si manifesta, è come se l’argomento in questione fosse ancora lì che si dipana attraverso le sue parole che lavorano ancora nella mia testa, forse è ancora lui che ci sta spiegando…..

“Ci sono alcuni che portano una luce così grande nel mondo che anche dopo che se ne sono andati la luce rimane.”

Andrew Verity nel ricordo dei suoi migliori colleghi e studenti – Riccardo Ferraresi

Un gigante tra i giganti.

Un Uomo che indagava, interrogava l’animo umano e probabilmente anche lo Spirito Coscienza, e attraverso la traduzione delle risposte che il corpo manifesta, costruiva sistemi e procedure per riportare all’equilibrio la complessa struttura Umana.
Le sue conoscenze erano veramente enormi, era un uomo curioso e studiava e sperimentava… tutto sembrava facile nel vederlo operare e nel frattempo ti cambiava la vita.

Un uomo che amava la vita e sapeva stupirsi ancora, e stupirci. Si divertiva ad insegnare, era giocoso e generoso amava quello che faceva.
Ho frequentato per anni le sue lezioni, i suoi corsi… mai niente di banale, o noioso ma sempre straordinarie vie da seguire per le soluzioni. Il mio rammarico è non averlo conosciuto più profondamente, come quando ci si trova davanti ad una birra e si scherza si ride e si affrontano anche tematiche diverse che si condividono. Purtroppo non posso dire che c’era una amicizia, quindi, ma il vuoto che ha lasciato è veramente non colmabile.

Una volta un amico psicoterapeuta mi disse: “…secondo te ha più valore terapeutico un Lacaniano, uno Junghiano, un Froidiano, Ericksoniano, un Costellatore, un Kinesiologo… voglio dire dove è la differenza… cosa fa la differenza”
“Non saprei amico mio”
“La differenza non è il Metodo ma l’Operatore”.
Nel caso di Andrew Douglas Verity questa verità è incompleta, Lui e il Suo metodo hanno un grande Valore per lo Sviluppo Personale dell’individuo nella sua totalità e complessità.

“Vedi,
là fuori, oltre a ciò che è giusto e che è bene, e a ciò che non è giusto o che non è bene……
esiste UN CAMPO IMMENSO…
Ecco ci incontreremo lì.” (cit. Rumi)
Ciao Andrew

Andrew Verity nel ricordo dei suoi migliori colleghi e studenti – Fabrizio Leo

La storia della mia amicizia con Andrew è la storia del Neuro-Training, da che lo ha creato.
Quando a fine Ottobre del 2006 entrò nell’aula in cui avrebbe tenuto il primo corso di questa disciplina in Italia, io ero lì e non sarei praticamente mai mancato a nessuna delle lezioni che ha tenuto, fino all’ultima nel Gennaio 2020.
Quel primo giorno, nonostante non lo avessi mai visto di persona, avevo già capito abbastanza da presentarmi con una videocamera sul treppiede, anche se prima di allora non avevo mai fatto video, perché avevo compreso come un argomento come questo necessitasse di essere visto e rivisto, per essere compreso a fondo.
I video di quello, e degli altri corsi che ha insegnato negli anni in Italia e fuori, costituiscono un patrimonio inestimabile, tanto più prezioso ora che lui non c’è più.
Andrew guardava alla persona, le capiva a fondo, ed è grazie a questo che ho potuto filmarlo, quella volta e tutte le successive.

In realtà questa storia iniziò due anni prima, quando ricevetti la mia prima sessione di Kinesiologia, la disciplina di cui il Neuro-Training rappresenta una evoluzione.
Era il Settembre del 2004, e stavo girando per il SANA, la Fiera del Naturale a Bologna, con un’amica che si fermò in uno stand per ricevere una sessione, e allora me ne feci fare una anche io.
La persona con cui lavorai risolse rapidamente un mio piccolo fastidio fisico, e mi diede una serie di informazioni che resero subito chiaro quanto questo strumento potesse andare in profondità.
Non so cosa abbia fatto dall’altra parte la mia amica, ma nel giro di qualche tempo passò da girare per il SANA per consegnare curriculum in cerca di occupazione, a lavorare come consulente con dei politici a Roma, fino a fidanzarsi con uno di questi, poi divenuto ministro.
Personalmente, ho lavorato tutta la vita nel campo della formazione e dell’organizzazione, e mi sono sempre interessato degli aspetti comportamentali. Studiando psicologia, avevo capito da molto tempo che se c’è una verità possibile, uno strumento completo, che da risposte rispettose della complessità e dell’interconnessione interna all’uomo, questo deve necessariamente passare dal corpo.
Uscendo dal SANA in quel Settembre 2004, e nei mesi successivi, il mio cervello continuò a pensare a quanto il beneficio che portava quel lavoro potesse incidere sull’esperienza quotidiana.
E cominciai a fare una serie di cambiamenti fondamentali nella mia vita personale.

Lo stand era di una scuola che faceva il primo anno del suo corso a Bologna e quello dopo, nel Settembre 2005, tornai al SANA, lo ritrovai e lasciai i miei dati.
Un mese dopo mi invitarono a una presentazione. La persi, ma quando mi richiamarono per una seconda possibilità, sentii chiaramente che era qualcosa di fondamentale da fare. E la mattina di un sabato uscii dicendo che andavo a una presentazione, omettendo che sapevo che non mi sarei limitato a quella, e all’ora di pranzo telefonai a casa per dire che mi sarei fermato per il corso tutto il weekend e che probabilmente avrei continuato.

Raggiungere un qualche grado di verità nelle cose, una completezza e una profondità nell’informazione, per me è sempre stato un obiettivo fondamentale. Quell’anno di Kinesiologia mi diede degli strumenti che aprivano un grande campo di possibilità.
Tuttavia non ero completamente soddisfatto. La struttura delle procedure era rigida, c’era come il senso di un limite, e la complessità che ne derivava aveva più l’aria di una costruzione mentale, che di qualcosa di veramente necessario.
E fu quando iniziammo, a prepararci sul materiale di Andrew, un mese prima del suo arrivo, che arrivarono le risposte. Finalmente si vedeva un percorso che andava in profondità e seguiva un filo logico consistente.
Intendiamoci, il Neuro-Training è tutt’altro che semplice: ha a che fare con la complessità dell’uomo e la dipana in modo elegante e profondo, spesso mettendone in luce contraddizioni e dicotomie.
E sono necessari coraggio, grande pulizia e stima di sé per poterlo fare al meglio.

E in quell’Ottobre 2006 Andrew guardò me e la telecamera, e mi diede un permesso di filmarlo che avrebbe cambiato la storia. In quei giorni iniziammo a parlare, e a ogni incontro successivo approfondimmo quella relazione, che si trasformò presto in amicizia. Sentimento che Andrew amava profondamente, tanto che quando doveva parlare di persone che stimava, con cui aveva studiato e appreso cose, spesso le nominava iniziando con “A friend of mine.”

Mi sono sempre chiesto come facesse ad avere quella sua infinita pazienza nello spiegare agli altri, e questo è stato sempre per me una lezione di come coloro che sono veramente grandi, siano sempre umili.

Nel giro di un paio d’anni capii che se volevo comprendere al meglio quei contenuti, ed imparare veramente da essi, dovevo usarli in modo professionale, e nel 2008 aprii la partita IVA, iniziai a fare sessioni e a proporre corsi a Bologna.
Nel 2010 avevo frequentato e ripetuto tutto ciò che era possibile fare in Italia, e iniziai a frequentare i miei primi corsi con lui in Spagna prima, e poi in Norvegia, Germania e Svizzera.
Nel frattempo le cose maturavano, e nel 2013 divenne evidente che c’era un modo migliore, più ecologico, per portare il suo materiale in Italia. Firmammo un agreement e aprii il Neuro-Training College a Bologna.
Ai primi di Febbraio del 2014 eravamo insieme a Bergen, in Norvegia, dove stava insegnando un corso sui Modi Digitali, e mentre andavamo a pranzo mi disse, un po’ imbarazzato, “Potrei venire a fare un corso da te”.
Io mi misi a ridere, e gli dissi che avevo già pensato a tutto, e da cosa avremmo potuto iniziare.
Nel Giugno di quell’anno iniziammo veramente, e per tre volte tra il 2015 e il 2016 venne a Bologna e insegnò ogni volta per otto giorni di seguito. Furono tirate incredibili, con un Workshop Avanzato dal martedì al venerdì, due Sistemi di Riconnessione Genetica il sabato e la domenica, e il lunedì e martedì dedicati ai Corsi Istruttori. Tenemmo duro, e poi capimmo che potevamo prendercela più comoda e passammo a sei giorni per volta.
L’Italia fu l’unico paese in cui Andrew venne per insegnare almeno due volte l’anno, per i cinque anni successivi, fino al 2019. Cominciammo a chiedergli di farci sessioni dopo i corsi, e a tenerlo a casa o in albergo anche nei giorni dopo che avevamo finito in aula. Non ci ha mai detto di no.
Io ho continuato a seguirlo il più possibile anche all’estero, ed è stata una esperienza incredibile, professionalmente e umanamente.
Non posso pretendere nulla di più e di meglio da questi anni passati insieme.

Man mano nel lavoro con lui siamo passati dal trasferimento di capacità tecniche e di procedure, al cercare di capire a fondo il modo in cui lavorava e la sua capacità di integrazione delle informazioni nel rapporto con il cliente. Abbiamo letteralmente inventato un modo nuovo di fare corsi, basato sulla pratica, e lui si è divertito un mondo a far fluire in modo libero tutte le informazioni che era in grado di raccogliere e trasmetterci.
Nell’ultimo periodo, in cui abbiamo lavorato online, siamo arrivati, sono arrivato, ad anticipare l’evoluzione delle sue procedure, e lui è arrivato a integrare nei suoi processi alcune modalità che avevamo tratto qui in Italia dall’utilizzo del suo materiale.
E gli ultimi mesi sono stati, forse, i più belli.
Penso che fosse consapevole di ciò che stava per accadere. Il telefono mi si illuminava alle ore più strane, e arrivavano da lui informazioni e materiali che hanno avuto il chiaro scopo di renderci autonomi anche quando lui non ci fosse stato più.
Ha preparato le cose in modo tale che ora quello che c’è da fare è ancora più interessante. Rivedere la quantità infinita di materiale che ci ha lasciato, capirla ancora più a fondo, portarla alle persone.
Ci stiamo confrontando tra Direttori dei College nei vari paesi, per poter scambiare il materiale e le conoscenze, e creare una rete funzionale. L’enorme quantità di conoscenze e di capacità che Andrew aveva, si sta suddividendo, e moltiplicando, tra le persone che più di altre hanno avuto il coraggio e la faccia tosta di seguirlo.
Perché seguire Andrew non era semplice, nonostante lui desse in maniera semplice e naturale.
Non era semplice perché quello che trasferiva era la capacità di fare, di cambiare, e il cambiamento implica responsabilità, implica potere. E il potere fa paura ai più. Quasi quanto prendersi la responsabilità di se stessi, perché essere responsabili significa non avere più scuse.
Quindi c’era chi veniva da lui a chiedere qualcosa, e fra questi chi ogni volta aveva una scusa, una paura, che gli impediva di essere veramente libero o libera. Lui accoglieva tutti, aiutava tutti, e andava avanti.
Non so bene come facesse, e non so bene quali fossero le sue motivazioni fondamentali. Non gliel’ho mai chiesto. So che lo faceva, che mi ha lasciato un bagaglio enorme di conoscenze e di possibilità, e che ora in qualche modo ci ha dato il permesso e ha segnato la strada per andare ancora più avanti. Ed è tutto quello che desidero fare.
Quindi grazie, Maestro, per favore continua ad accompagnarci come hai sempre fatto.
Ti voglio bene.

L’accesso ai Livelli Nascosti del Cervello e il Neuro-Training

Questo articolo rappresenta il seguito di quello pubblicato il 19 luglio 2022 su questo sito, e che puoi trovare qui: I Livelli Nascosti del Cervello e il Neuro-Training

Una delle sfide che abbiamo dovuto superare per avere accesso alle funzioni dei livelli profondi è il fatto che non fossero mai state investigate usando come strumento il monitoraggio muscolare e i suoi riferimenti.

Poiché questi livelli hanno un enorme campo di influenza, ciò non sarebbe stato possibile finché non avessimo trovato un riferimento neurologico comune, cioè connesso a tutte le attività dei livelli profondi.

Ma grazie al fatto che il sistema nervoso ha accesso completo e continuo ad ogni parte di ciò che siamo, esso ha infine rivelato il linguaggio neurologico a cui rispondono i livelli profondi.

Fondamentalmente sappiamo già che ci sono differenti modalità della funzione muscolare.
Una di queste è stata indagata relativamente al processo visuale, che noi ora prenderemo in esame da una prospettiva diversa. La gerarchia più alta di muscoli è infatti costituita dai muscoli oculari. Una delle ragioni del perché questo avviene è che gli occhi sono impegnati costantemente in una forma di attività chiamata Movimenti Microsaccadici, o Microsaccadi.

“Nel corso degli ultimi anni sono state studiate le conseguenze neurali e percettive dei microsaccadi, prima e dopo il movimento. Il risultato principale di questi studi è che essi hanno rivelato un’influenza reale e misurabile dei microsaccadi sullo stato del sistema visivo.

Il ruolo dei microsaccadi nel modulare le risposte neurali del sistema visivo è decisamente più sofisticato di un semplice aggiornamento dell’immagine retinica, e si estende ai cambiamenti nell’ottenimento della risposta, nelle rappresentazioni spaziali e potenzialmente nella codifica neurale in generale.

Da un punto di vista pratico è stato rilevato come negli esseri umani la percezione spaziale sia significativamente alterata già prima dei microsaccadi (Hafed 2013).
Ancora più importante, questa alterazione costituisce un modulatore significativo dei cambiamenti comportamentali classicamente visti negli esperimenti di “focalizzazione attentiva” (Hafed 2013), tale che le oscillazioni nella performance attenzionale sono strettamente sincronizzate con la presenza di microsaccadi.

Detto questo, è anche ragionevolmente semplice immaginare degli scenari nei quali i microsaccadi potrebbero frequentemente presentarsi nella vita reale. Per esempio nell’ambito di attività pratiche che richiedono un’elevata acutezza visiva, quali infilare un filo in un ago, i microsaccadi si presentano frequentemente allo scopo di riposizionare lo sguardo in modo preciso (Ko et al., 2020), e lo fanno a causa delle disomogeneità dei fotorecettori all’interno della fovea (Poletti et al., 2013).
Noi pensiamo che sia esattamente questa natura dei microsaccadi, mirata all’obiettivo, che in queste attività pratiche guida la gran maggioranza di questi movimenti oculari durante condizioni di fissazione prolungata nelle situazioni di laboratorio.”

Ziad M. Hafed 1, Chih-Yang Chen 1, 2 and Xiaoguang Tian 1, 2
1 Physiology of Active Vision Laboratory, Werner Reichardt Centre for
Integrative Neuroscience, University of Tuebingen, Tuebingen, Germany
2 Graduaten School of Neural and Behavioural Sciences, International Max
Planck Research School, University of Tuebigen, Tuebigen, Germany

Che significa questo? Gli occhi rappresentano la gerarchia più alta perché usano specificamente il meccanismo di micro ripetizione, chiamato movimento saccadico, come modalità di regolazione e controllo di un processo altamente sofisticato come la visione, e di come esso contribuisce ai cambiamenti sia quelli comportamentali ultimi che quelli di focalizzazione.
Tutti gli altri muscoli, se consapevolmente diretti, possono attingere a questo microsistema di risposte ricorrenti.
Oltre a connettersi ad un sistema di riferimento interno di focalizzazione, esso ci dà anche un feedback diretto per quanto riguarda la rilevanza dell’applicazione di questo sistema stesso.
Queste attività vengono processate dai livelli profondi o “nascosti” che determinano l’elaborazione dell’esperienza.

Fortunatamente per noi, abbiamo la capacità di accedere direttamente a questa modalità operativa, e ai suoi contenuti, tramite una modalità specifica di test muscolare, che riproduce il meccanismo di movimento degli occhi, e questo accesso ci ha dato la possibilità di indagare i contenuti e i modelli presenti nei Livelli Nascosti del Cervello. Da questo lavoro è scaturita la nuova Procedura di Neuro-Training elaborata da Andrew Verity, il creatore del Neuro-Training.

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La Forza dell’Indipendenza

di Walther Dal Pesco, Neuro-Trainer
__wdalpesco@gmail.com__

Puoi essere parte di un sistema, e avere comunque una tua autonomia.

Una delle clienti con cui ho lavorato più spesso negli ultimi mesi è Arianna.
Arianna ha 45 anni, due figli maschi, un lavoro da dipendente, e una vita che si può definire assolutamente normale.

In realtà aveva degli obiettivi specifici quando abbiamo iniziato a lavorare, ma di fatto sin da subito il suo sistema si è focalizzato su temi riguardanti il suo passato, come se fosse necessario per il suo sistema nervoso prima ripulirsi da una serie di stress antichi.

Arianna all’inizio non era particolarmente contenta di questo, ma nelle sessioni, attraverso il test muscolare, si è evidenziato con chiarezza il tema del rapporto coi suoi genitori, cioè qualcosa che era convinta di essersi lasciata alle spalle.

Dopo alcuni incontri, due mesi fa è entrata in studio con passo deciso, mi si è seduta di fronte e ha detto: “Si, credo che un confronto che ho avuto ieri con mia madre possa essere in qualche modo legato a ciò su cui ho lavorato con te. Ha riconosciuto le mie ragioni su tutta una serie di screzi e di discussioni che ho avuto nel corso degli anni con mio padre, in particolare. A mia memoria, mia madre si era sempre schierata con lui contro di me. Ora questo fatto mi ha fatto sentire meno lontana da lei.”

Nelle sessioni successive, i temi relativi al passato si sono presentati con minor frequenza, e la settimana scorsa mi ha detto: “Questo miglioramento dei rapporti fra me e mia madre è ancora fresco e non sono ancora riuscita a sedimentarlo nei miei pensieri, ma adesso credo che per prima cosa, dovrei partire dal riconoscimento del mio “essere stata nel giusto” per poter andare avanti e creare le mie sicurezze.”
Le ho sorriso e le ho detto: “Forse non conta tanto “essere stata nel giusto”, ma che abbia capito che puoi essere parte di un sistema, e avere comunque una tua autonomia. E il passo di tua madre nel venirti incontro, che probabilmente è stato facilitato dal lavoro che stai e che stiamo facendo, è stata una dimostrazione di flessibilità, e di forza. La forza sta nel tenere la giusta posizione, e prendere ciò che di buono viene dagli altri. A cominciare dalla tua famiglia. Il resto è nella tua capacità di usare questa forza per ottenere ciò che tu veramente desideri.”